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Btp Italia Sì, a chi conviene puntare sul titolo che protegge dall’inflazione (dipende tutto da un numero)

Btp Italia Sì, a chi conviene puntare sul titolo che protegge dall’inflazione (dipende tutto da un numero)

La guerra tra Stati Uniti e Iran, la chiusura dello stretto di Hormuz e il conseguente aumento dei prezzi dell’energia hanno rilanciato l’inflazione sia in Italia che in Europa (e nel mondo). Per proteggere i risparmi delle famiglie dalla nuova ondata del carovita il Mef ha così deciso di lanciare una nuova emissione di Btp con rendimento agganciato al tasso di inflazione italiana (esclusi i tabacchi), che prenderanno il nome di Btp Italia Sì. 

La remunerazione del bond sarà basata su un rendimento minimo garantito, sulla rivalutazione al tasso di inflazione italiana per le famiglie di operai e impiegati (FOI) e di un premio «fedeltà» dello 0,6% per chi acquista il titolo all’emissione e lo mantiene in portafoglio fino alla scadenza. 
Le sottoscrizioni inizieranno il 15 giugno prossimo per concludersi il 19 giugno (salvo chiusura anticipata) e il bond sarà riservato alle famiglie a i risparmiatori individuali.  Per arrivare alla definizione della cedola il Tesoro comunicherà  venerdì 12 giugno prossimo il rendimento minimo garantito (che potrà essere rivisto solo al rialzo al termine dell'emissione nel caso in cui il cambiamento delle condizioni di mercato durante il collocamento lo richieda). A questo valore si aggiungerà la quota maturata grazie al meccanismo di indicizzazione al tasso di inflazione (e il premio fedeltà per chi non vende il bond prima della scadenza). Ma già da ora è possibile fare alcune osservazioni preliminari sulla convenienza del nuovo strumento.

Le prospettive sull’andamento dell’inflazione sono cambiate notevolmente dal 24 febbraio scorso, data dell’inizio della guerra tra Usa e Iran. Se ancora a marzo l’aumento dei prezzi per l’intera collettività (tasso NIC) era stato in Italia dell’1,7% su base annua, ad aprile questo dato era già volato al 2,8%.

A livello europeo, secondo le previsioni di primavera diffuse pochi giorni fa dalla Commissione di Bruxelles,  le aspettative sono per un dato del 3,1% a fine anno e del 2,4% nel 2027. Per quanto riguarda l’Italia i valori di stima basati sulle ipotesi della Commissione e rielaborate dalla Banca d’Italia si ipotizza un tasso di inflazione del 3,2% nel 2026, del 2,2% nel 2027 e dell’1,8% nel 2028. Sono questi i numeri che deve tenere a mente chi pensa di investire sul Btp Italia Sì, ancorato all’inflazione italiana. 
Con una avvertenza ulteriore: il tasso di inflazione FOI per le famiglie di operai e impiegati (depurato dell’aumento dei prezzi del tabacco), che è quello sui cui viene calcolata la cedola del Btp Italia Sì è più basso del tasso NIC (inflazione per l’intera collettività). Abbiamo visto che tale tasso a marzo era dell’1,7 e ad aprile ha toccato il 2,8%. Nello stesso periodo il tasso FOI è stato di due decimi più basso: 1,5% a marzo e 2,6% ad aprile. 

Partendo da questi dati abbiamo chiesto a Paolo Barbieri, responsabile degli investimenti nel reddito fisso di Valori Am -  una società di investimento indipendente con sedi a Milano, Lugano e in Lussemburgo -  un’ipotesi sull’ammontare del rendimento minimo garantito (fisso per tutta la durata dei 5 anni di vita del titolo) affinché - dati gli attuali scenari di inflazione -  il Btp Italia sia competitivo con il Btp a 5 anni tradizionale, che al 26 maggio rendeva il 3,14% annuo
«Attualmente il mercato stima che l’inflazione media nei prossimi 5 anni sarà dell’1,2-1,3%. Di conseguenza per avere un rendimento di 15-20 centesimi superiore al Btp "tradizionale" a 5 anni, che oggi ha un tasso del 3,14% la cedola minima garantita dovrebbe collocarsi intorno al 2%. Se questo fosse il parametro deciso dal Mef la prima cedola pagata a dicembre dal Btp Italia sarebbe di circa il 2,5-2,6% che corrisponderebbe a oltre il 5% su base annua. Negli anni seguenti, con il calare atteso del tasso di inflazione, il rendimento complessivo si attesterebbe intorno al 3,30%, includendo anche la quota parte del premio fedeltà dello 0,6%, quindi con un differenziale di rendimento positivo di circa 15 centesimi al di sopra del Btp tradizionale. 

Secondo Barbieri lo scenario di ripresa dell’inflazione di questi mesi - salvo peggioramenti della situazione internazionale e del caro energia - non sono paragonabili  a quelli della fiammata inflazionistica del 2022, quando l’inflazione media dell’anno raggiunse l’8% su base annua con punte superiori all’11,3% a novembre del 2022. «Il Btp Italia con rendimento agganciato al tasso di inflazione italiana rimane uno strumento molto valido per proteggere il portafoglio dai rischi di fiammate inflazionistiche. Ma una quota equilibrata di questo strumento all’interno di un portafoglio obbligazionario non dovrebbe superare il 10% del totale», conclude. 

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