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Auricchio, dai formaggi ai salumi. Sguardo a Est e ancora shopping

Auricchio, dai formaggi ai salumi. Sguardo a Est e ancora shopping

Gli imprenditori italiani generalmente preferiscono crescere per linee interne. È una questione di cultura imprenditoriale e di attitudine, il polo aggregativo appartiene più al modello francese. Con qualche eccezione di spicco, come quella del gruppo Auricchio ,che ha creato un polo caseario made in Italy. Parlare dell’azienda campana significa pensare al provolone: dal 1877 Auricchio custodisce la ricetta segreta originaria di don Gennaro.
Eppure a cominciare dal 1995 il gruppo Auricchio acquisisce storici marchi italiani come Ceccardi, Locatelli e Gloria. L’azienda porta all’interno tutto il processo produttivo del latte ovino e introduce il sigillo di qualità «Riserva Esclusiva Auricchio», affermandosi come realtà casearia d’eccellenza e unica nel suo genere. Nel 2012 entra a far parte del Gruppo Giovanni Colombo, storica impresa produttrice del celebre «gorgonzola cremificato», insieme a Hispano Italiana, primaria azienda di importazione di prodotti italiani in Spagna, e a Caseificio Villa, realtà specializzata nella produzione di tre dop lombarde (Taleggio, Quartirolo e Salva Cremasco), oltre a mozzarella e ricotta.
Nel gennaio 2015, il gruppo consolida la propria presenza internazionale con l’acquisizione di The Ambriola Company, uno dei principali importatori e distributori di formaggi italiani negli Stati Uniti. Negli anni successivi, il percorso di crescita prosegue con l’ingresso di La Pecorella distribuzione nel 2016, e di Cascine Emiliane, specializzata nel Parmigiano Reggiano dop, nel 2017. Nel 2020, il gruppo amplia ulteriormente la propria offerta con Caseificio Giordano, realtà piemontese specializzata nella produzione di prodotti freschi, soprattutto per il settore Food Service. Infine, nel dicembre 2022, viene acquisita 3B Latte, completando così una gamma di formaggi tra le più ampie e diversificate del mercato.

«Una rincorsa durata 20 anni — sorride Antonio Auricchio, presidente della Gennaro Auricchio — l’inizio è stato quando abbiamo comprato da Nestlé i formaggi ovini del marchio Locatelli riportandolo in Italia. Nel tempo abbiamo costituito il polo dei formaggi italiani: quando andavamo alle fiere internazionali ci chiedevano le specialità italiane più note nel mondo, era evidente che riuscire a creare un paniere con tutte le eccellenze dei formaggi italiani ci avrebbe dato un enorme vantaggio sul mercato. Attualmente io sono il presidente del Consorzio per la tutela del formaggio Gorgonzola dop, presidente di Afidop (Associazione Formaggi Italiani dop e igp) e vicepresidente vicario di Assolatte: non si tratta di cariche onorifiche ma del tentativo di fare sistema all’interno del mondo dei formaggi che sono un simbolo del made in Italy riconosciuto e apprezzato nel mondo».
Questa strategia di acquisizioni ha permesso al gruppo Auricchio di consolidare la propria posizione come polo di eccellenza casearia italiana. Con un fatturato di 430 milioni di euro, il gruppo mantiene un baricentro forte in Italia, dove detiene una quota di mercato del 50% nel segmento del provolone e registra una crescita a volume del 3%. Le esportazioni rappresentano oltre il 50% del fatturato, con i prodotti caseari presenti in più di 60 Paesi tra Europa, Nord e Sud America, Australia, Emirati Arabi ed Estremo Oriente. «L’export è una voce che dobbiamo far crescere ancora — dice deciso il presidente — guardiamo all’Asia con grande interesse: il Giappone per gusto e cultura apprezza i nostri prodotti e potrebbe ancora salire nei consumi così come altri Paesi asiatici, e poi c’è il tema India, mercato enorme dove però bisogna arrivare con i cagli vegetali. I dop dei grandi formaggi italiani sono degli ambasciatori dell’alimentare made in Italy». 

Il gruppo attualmente ha quartier generale a Cremona, conta 8 unità produttive in Italia e due filiali all’estero, in Spagna e Usa, consolidando la sua presenza sui mercati internazionali. Il futuro
Negli Stati Uniti, grazie all’acquisizione di The Ambriola Company il gruppo distribuisce in esclusiva il brand Locatelli, leader dei formaggi di pecora italiani sul mercato statunitense. «Gli Usa restano un mercato imprescindibile — conferma Auricchio —, è indubbio che però la questione dei dazi crei instabilità però la qualità dei nostri prodotti li salva da cali drastici: chi acquista formaggi italiani ha già un alto potere d’acquisto che non viene scalfito, se non in minima parte, dall’aumento dei dazi. Ciò su cui dovremmo concentrarci è la protezione dei marchi per evitare l’italian sounding, qualcosa che abbiamo già fatto con il gorgonzola e che andrebbe esteso a tutti i grandi formaggi italiani». E guardando in là nel futuro? Il polo del formaggio può essere esteso? «Assolutamente sì — afferma Auricchio — il primo obiettivo potrebbe essere un’acquisizione nel campo del mascarpone ma il vero sogno sono delle estensioni del brand: i salumi italiani potrebbero completare il nostro portafoglio. Qualche anno fa eravamo andati vicini all’acquisizione di un’azienda che produce bresaola, adesso il sogno sarebbe il prosciutto di Parma o una eccellenza nella produzione della mortadella. È un compito che affidiamo alla quinta generazione già entrata in azienda: l’anno prossimo festeggeremo i 150 anni e sarebbe bello celebrarli allargando l’area di produzione del nostro gruppo».

26 maggio 2026, 11:03 - Aggiornata il 26 maggio 2026 , 11:04

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