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Seixas, al Giro di Lombardia numeri impressionanti: avrebbe dato mezzo minuto al Pogacar del 2022

Seixas, al Giro di Lombardia numeri impressionanti: avrebbe dato mezzo minuto al Pogacar del 2022

Senza una corazzata in stile Uae Emirates a proteggerlo, senza la corazza di sfrontatezza e cinismo che avvolge come un’armatura Tadej Pogacar, la faccia dello studentello timido che siede nell’ultimo banco per non farsi notare dai prof, Paul Seixas ha vinto il Giro di Lombardia a 20 anni e 16 giorni: il più giovane di sempre in una gara dove serve enorme esperienza, il quarto in una corsa-monumento con i nomi dei primi tre che si perdono tra Prima e Seconda guerra mondiale.

Abituati alle imprese folli e alle fughe da distanze spaziali di Pogi, quella di Seixas è stata un’impresa classica nello stile, potentissima nell’esecuzione. Sul Civiglio, la salita chiave a poco più di venti chilometri dal traguardo, ieri Paul ha cambiato marcia senza scomporsi e senza scattare (a chi piacciono i numeri, 12’ a 460 watt di media e 620 di punta) polverizzando in un amen i Del Toro, gli Evenepoel, i McNulty e il bravo Ciccone. In una sfida virtuale con Pogacar 2022, Paul gli avrebbe rifilato mezzo minuto ma, ovvio, non si possono comparare situazioni diverse. Resta il fatto che nessuno l’ha più ripreso e che Mas, 2°, e Ciccone, 3°, sono arrivati sul lago a quasi un minuto.

Seixas è il talento che la Francia aspetta da 40 anni, l’erede dei miti Fignon, Hinault, Anquetil, colui che dovrebbe tornare a vincere il Tour (che ai cugini manca dal 1985) e che per questo già da quand’era un ragazzino incapace di nascondere il suo enorme talento subiva pressioni mostruose. Al tappeto per i crampi 15 giorni fa in un Mondiale dove aveva la Nazionale ai suoi piedi, Paul si prostrò in scuse profondissime «Ho corso come un dilettante allo sbaraglio. Sono a pezzi. Chiedo scusa a tutti, la Francia non merita un capitano come me». A metabolizzare ci ha messo poco. «Ero pieno di sensi di colpa per come avevo corso — ha spiegato ieri — ma dopo due ore è cambiato tutto: ho un solo obiettivo, voglio diventare il migliore al mondo e se mi faccio abbattere da una sconfitta è meglio che cambi mestiere. Ho riflettuto sugli errori, recuperato, riprogrammato il mio corpo».

Tra lui e il trono planetario c’è un ostacolo grande come una montagna, quel Tadej Pogacar che dopo la caduta alla Vuelta tornerà più feroce di prima a marzo. «Al momento le corse ciclistiche si dividono in due categorie — ha continuato Seixas — quelle con Tadej e quelle senza Tadej. Io ho vinto una grande gara della seconda categoria. Ora si tratta di fare il salto di qualità ma, lo ripeto, se pensassi che la montagna Pogacar non si possa scalare dovrei ritirarmi».

I numeri ci sono: in una sola stagione il ragazzino di Lione ha vinto il «monumento» Lombardia e l’Amstel Gold Race, è arrivato secondo alla Strade Bianche e alla Liegi, si è preso il Giro dei Paesi Baschi.
Il Lombardia 120 ha emozionato anche Urbano Cairo. «È stato un Lombardia bellissimo. Mi hanno impressionato Seixas e la gente sul Civiglio e sul San Fermo — ha dichiarato il presidente di Rcs MediaGroup — perché non avevo mai visto un pubblico così folto e appassionato. Mi dicono che Seixas vada più forte di Pogacar alla sua età, con questi protagonisti ci aspetta un ciclismo sempre più bello e spettacolare».

11 ott 2026 | 07:36

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