Qualche certezza tra molti dubbi. La prima: bentornato Charles. Era, eravamo tutti un po’ scossi dentro un’ombra lunga ed è un sollievo rivedere il tocco di Leclerc, riapparso misteriosamente così come misteriosamente era emerso. Ha deciso di seguire una strada propria: bene. Significa prendere forza mentale dalla responsabilità, abbastanza per cambiare passo e umore, come capita a questi fenomeni ipersensibili che patiscono minutaglie tecniche sottilissime, capaci di contrarre ogni gesto felice.
Charles davanti a Hamilton nella gara per Lewis più importante; la Ferrari davanti alla Mercedes in un Gp dato perso alla vigilia. Lo ripetiamo: siamo dentro una F1 indecifrabile, dove i sorpassi avvengono in accelerazione e non in staccata, ma siamo anche al cospetto di un nuovo trionfo Ferrari facilitato da ennesima disavventura capitata ad Antonelli. È probabile che avrebbe vinto Kimi perché quando caccia in pista la sua rumba, diventa impossibile stargli al passo.
Nulla, un guasto tanto anomalo quanto provvidenziale per Leclerc e soprattutto per Russell che adesso guarda la classifica e sorride pur senza meriti particolari. Il punteggio, meno 25, è un abbaglio soprattutto per lui visto che nei confronti diretti con il nostro ragazzo le busca sempre. Però, essendo il morale suscettibile al pari dei meccanismi mentali, occhio a George che ora andrà a Spa, una pista che ama, come se fosse davvero in lotta per il Mondiale.
L’ipotesi è concreta ma discutibile e abbiamo l’ottimistica e segreta convinzione che Antonelli sia in grado di ripristinare in classifica un’evidenza ormai palese. Piuttosto, il vero sconfitto di Silverstone è Hamilton, battuto da Kimi nella Sprint, lontano da Leclerc ieri. Era sin troppo convinto di aver preso in mano la squadra da prima guida, covava il colpo grosso in casa e ora toccherà alla Ferrari, se le ambizioni crescono, con la necessità di indicare un solo inseguitore, gestire una coppia che di seconde guide non può averne nemmeno una.
6 lug 2026 | 07:25