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Antonelli da solo contro le Ferrari, perché le teme. Leclerc: «Ho smesso di copiare Hamilton, ora vado molto meglio»

Antonelli da solo contro le Ferrari, perché le teme. Leclerc: «Ho smesso di copiare Hamilton, ora vado molto meglio»

Un bambino vestito con la tuta nera e il numero 12 attende paziente davanti all’hospitality della Mercedes. Kimi non si vede, ma c’è il papà Marco. Il piccolo con la mamma si avvicina : «Congratulations, suo figlio è già una leggenda».

Non ancora, ma è altamente probabile che lo diventi e non c’è posto migliore di questo, oltre mezzo milione di spettatori e non una carta in terra, per lanciare un doppio messaggio al mondo. Italian job con la Ferrari ancora protagonista ad attori intercambiabili (Leclerc davanti a Hamilton per la prima volta nel fine settimana: «Ho trovato una mia strada») sulla pista dove è nata la Formula 1 con la prima pole della storia di Nino Farina nel 1950 e con quella, tre anni più tardi di Alberto Ascari, l’ultimo campione tricolore.

 L’ultimo dei nostri a partire qui davanti a tutti, ricordi incompleti nei frammenti di video fra i fondali della rete. Il passaggio al 4K offre un non più ragazzino (il 25 agosto compirà vent’anni, «ma da quando sono in F1 mi sembra di viverne tre-quattro nello spazio di 12 mesi») che esulta con il pollice alzato come faceva Jim Clark, altro mito da queste parti.
È la stessa campagna inglese dove Russell, il predestinato alla vigilia del Mondiale, ha iniziato a correre sui kart e la mamma aggiornava i tempi su un quadernino. Lo chiamavano il «nonno» ma non in senso dispregiativo, perché era più maturo dei suoi coetanei. Che lezione, anche ieri, altri tre punti persi in chiave campionato, il distacco è -43. 

Qui l’unico veterano è Sir Antonelli mentre il vero baronetto, Lewis, mette il muso: «Era semplicemente molto più veloce di noi». Kimi era arrivato in Inghilterra con il ghigno e l’intenzione di cancellare il successo di Russell in Austria: «Non succede, ma se succede...». Deve ancora accadere il grosso, oggi nella corsa che conta davvero, ma è già successo molto: sprint e pole, Kimi ha fatto l’accoppiata alla maniera dei grandi dominatori, alla maniera di Verstappen. Mai aveva vinto una gara breve, ci è riuscito con l’arte dell’attacco e della pazienza, sfruttando il passo superiore della Mercedes e piazzando un unico decisivo colpo a spegnere i desideri di Lewis e di una Ferrari sorpresa dalle sue stesse prestazioni su un tracciato presentato come «complicatissimo».

È un gioco a chi mette le mani più avanti, il fenomeno bolognese lo ha imparato: «Preoccupato dalle Ferrari? Certo, alla partenza soprattutto e poi perché loro sono due contro uno e possono lavorare di strategia, quindi devo portarmi subito fuori dalla zona di sorpasso, Lewis nella Sprint andava veramente forte».

Kimi ha una capacità rara, alterna momenti di cazzeggio ad altri, la maggioranza, di totale serietà. Lo adorano in Mercedes perché vince con il sorriso ma, per usare le parole del suo capo Toto Wolff, «è capace di ucciderti con il sorriso». Cogliendo l’occasione del Gp di casa per la Mercedes (le fabbriche di Brackley e Brixworth sono a poche miglia) ha portato la squadra a giocare a freccette, risate prima della clausura in pista, dorme in un motorhome nel circuito. Serve concentrazione per mettere insieme un «giro ordinato» (non dice perfetto) festeggiato con un urlo per la quinta pole in carriera: «Ma quello di Montecarlo era più speciale. Qui non è stato semplice, perché all’inizio avevo delle difficoltà, per il vento e per i freni freddi. Recuperare fiducia e ritmo è stato un grande lavoro di squadra. Bello vivere giorni così».

Questione di sensazioni, Charles dice di aver ritrovato quelle giuste dopo aver ribaltato la macchina fra Sprint e qualifiche: «Spero che durino, ma sono sulla strada giusta. Avevo due soluzioni davanti: cambiare completamente il mio stile di guida e cercare di copiare ciò che fa Lewis, oppure spingere per trovare qualcosa che si adatti a me. Ho scelto la seconda opzione». A volte basta saper scegliere, come ha fatto la Mercedes prendendo Kimi, «future champion» per gli inglesi che lo aspettano a tarda sera.

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