Abbiamo toccato il fondo, non solo di questo campionato: un tifoso bianconero operato a tarda sera per un severo trauma cranico (e ora ricoverato in terapia intensiva, con prognosi riservata), scontri attorno allo stadio e, prima ancora, in giro per Torino, e il rischio di rinviare al giorno seguente una partita che, alla fine, è iniziata con un’ora e cinque di ritardo, sono stati l’overture di Toro-Juve. Come dire: la crisi del calcio italiano riassunta in un’afosa serata di maggio che ha mestamente accompagnato i bianconeri in Europa League, da sesti. Madama, avanti due a zero, con doppietta di Vlahovic, s’è fatta rimontare da una gran ripresa del Toro, che ha impattato con Casadei e Adams.
Il quadro — un derby tosto e combattuto, insomma emozionante — è stato oscurato da una cornice che peggiore non si poteva. «Questo non è tifo sportivo: aggressioni, danneggiamenti e violenze sono atti criminali e come tali vanno perseguiti e condannati, impedendo a chi li commette di frequentare gli stadi», riassumerà in serata il sindaco, Stefano Lo Russo, portando solidarietà alle forze dell’ordine ferite e al tifoso.
Tutto era iniziato con la decisione del derby by night — per la contemporaneità delle partite, poi comunque saltata — come all0 stadio Olimpico-Grande Torino non succedeva da sei anni e mezzo: «Difficile non ci siano incidenti», aveva confidato un vecchio funzionario della questura. Complicato controllare gli spostamenti ultrà nel reticolo di strade tra i popolosi quartieri Santa Rita e Mirafiori.
La tensione sale nel pomeriggio, in piazzale San Gabriele di Gorizia, non troppo distante dell’ingresso del settore ospiti. Ma, soprattutto, a due passi dal Filadelfia, la Mecca granata, dove sarebbe partito il corteo della Curva Maratona per raggiungere l’arena. Il resto sono minacce scambiate nei mesi precedenti e codice ultrà: i bianconeri cercano di avvicinarsi a quelli del Toro, senza riuscirci per l’intervento di polizia e carabinieri, da tempo in assetto antisommossa. Volano bombe carta, pietre e bottiglie verso agenti e militari, alcuni dei quali restano contusi. Poco dopo ancora, sale ancora di più la temperatura, con un piccolo contatto tra tifoserie, seppur per pochi secondi: chi lancia una bottiglia, chi cerca di afferrare un estintore. Morale, otto tifosi bloccati dagli agenti della Digos e portati in questura. E quando lo stadio s’è quasi riempito, si sparge la notizia del ferito più grave, un tifoso juventino sui 45 anni, sottoposto a intervento neurochirurgico alle Molinette.
«Il problema è che c’è un nostro tifoso in ospedale e i nostri tifosi stanno dicendo di non giocare la partita», racconta l’ad bianconero Damien Comolli ai microfoni delle tv.
Poco prima, sul prato, scene surreali, modello derby di Roma che fu: lo spicchio ultrà richiama i giocatori della Juve, alcuni parlottano con Locatelli (il capitano) e Gatti, altri, con plateali gesti delle braccia, chiedono di non giocare. Da lì in poi, conciliaboli, il security manager Juve che passa da giocatore a giocatore, i responsabili dell’ordine pubblico che si confrontano con i dirigenti, fino a far rientrare tutti negli spogliatoi. Le squadre vorrebbero giocare, ma c’è chi ha paura di un’invasione di campo, chi non vuole prendersi la responsabilità di rinviare la sfida, per farla poi disputare il giorno dopo. Tant’è che c’è anche una telefonata al Viminale.
Intanto, sulle tribune, migliaia di tifosi increduli, tra bambini tristi come adulti e genitori delusi come bambini. Hai voglia a parlare di diritti tv da esportare, con una sfida che finirà poco prima di mezzanotte.
L’incertezza, si dissolve alle 21.39: «A breve inizierà la partita», annuncia lo speaker, Mentre gli ultrà bianconeri cantano «sospendete la partita», per poi lasciare il settore; e quelli del Toro, per solidarietà, ritirano bandiere e striscioni. Si era sparsa la voce che l’uomo fosse stato colpito da un lacrimogeno sparato dalle forze dell’ordine; ipotesi smentita dal referto ospedaliero (assenza di bruciature), per una ferita attribuita a una bottiglia. Forse lanciata da un altro tifoso. Pure la notte prima, dalla centralissima piazza Vittorio alla periferia di Mirafiori sud, inseguimenti e sfide ultrà: nessuna rissa, nessun ferito, solo per il piano di sorveglianza della questura, ma tensione, fino all’alba. Quando è venuto giorno, e poi ancora sera, è andata peggio.