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Panetta: «Ai leva decisiva per la produttività italiana, intervento pubblico necessario»

Panetta: «Ai leva decisiva per la produttività italiana, intervento pubblico necessario»

«La tecnologia sarà il terreno decisivo> della sfida che l’Europa e l’Italia devono vincere per non restare schiacciati nella morsa tra Stati Uniti e Cina». Questo il filo conduttore delle Considerazioni generali del governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta. Un discorso che guarda al futuro con ottimismo, nonostante tutto, contando sulle capacità dell’Europa e dell’Italia di reagire. Ma bisogna farlo subito, perché già siamo in posizione di svantaggio. «L’invecchiamento della popolazione rende indispensabile aumentare il contributo di ogni lavoratore e di ogni impresa», dice Panetta.

L’intelligenza artificiale è il motore della rivoluzione in atto, ma sulla quale il nostro continente e il nostro Paese devono accelerare. «L’intervento pubblico deve accompagnare questa trasformazione». Non senza rinunciare a una gestione prudente del bilancio. Anzi. «Imboccando con decisione un sentiero che consenta di ridurre stabilmente il peso del debito pubblico, si liberano risorse per la spesa sociale e per lo sviluppo». Il «criterio ultimo del successo», conclude Panetta «sarà la capacità di offrire opportunità e futuro ai giovani. Un Paese che innova deve saper valorizzare le competenze, premiare il merito, trattenere e attrarre talenti, consentire a ciascuno di contribuire secondo le proprie abilità». Giovani e intelligenza artificiale al centro, dunque. Ma vediamo più nel dettaglio.

Nel 2025 il Pil mondiale è cresciuto del 3,4% nonostante le guerre e i dazi. «Un impulso importante è venuto dall’intelligenza artificiale». Il blocco dello stretto di Hormuz ha ora peggiorato la situazione, gonfiando i prezzi di petrolio e gas. «Le prospettive economiche si sono fortemente deteriorate», la crescita globale, secondo il Fondo monetario internazionale, scenderà al 3,1% e l’inflazione salirà al 4,4%. Il quadro sarà peggiore se la guerra durerà. I dazi voluti da Trump non hanno ridotto il disavanzo degli Stati Uniti e «il 90% dell’onere è ricaduto su consumatori e imprese americani» mentre «la Cina ha rafforzato la propria presenza commerciale». Un ritorno all’assetto del commercio mondiale prima dei dazi «non è realistico», ma bisogna impegnarsi per tornare regole comuni condivise. Al disavanzo commerciale degli Usa corrisponde l’avanzo della Cina e dell’Europa. Ridurre questi squilibri «è essenziale per la stabilità mondiale».

L’intelligenza artificiale «è già entrata negli andamenti macroeconomici» e sta «ridefinendo il modo in cui si produce si lavora e si prendono decisioni. La diffusione procede più rapidamente che nelle precedenti rivoluzioni tecnologiche». Si tratta di una rivoluzione concentrata in poche mani. «Cinque grandi aziende statunitensi detengono circa tre quarti della capacità di calcolo mondiale», ma la Cina «sta rapidamente riducendo il divario, mentre l’Europa rimane in ritardo». Questa concentrazione «non preclude però benefici diffusi», a patto di saperli cogliere. L’impatto sul lavoro è molto forte, «tuttavia le grandi innovazioni non si limitano a rendere obsolete alcune professioni: ne generano di nuove». Inoltre, l’aumento della produttività potrebbe espandere la domanda e favorire la stessa occupazione. Ma «la transizione non sarà priva di costi» e «i benefici potrebbero concentrarsi su chi possiede competenze più elevate, accentuando le diseguaglianze». Per evitarlo bisogna «investire nella formazione delle persone». 

Il peggioramento della congiuntura internazionale si sente con particolare forza in Europa dove le prospettive di crescita per il 2026, secondo la Bce, scendono allo 0.9%, mentre l’inflazione sale al 2,6%, ma potrebbe arrivare al 6% negli scenari peggiori collegati al prolungarsi delle guerre. Per ora la Banca centrale europea non ha aumentato i tassi, ma se i prezzi dovessero salire ancora, la stretta non è da escludere. «Una spirale tra prezzi e salari va prevenuta: una volta avviata, sarebbe dannosa e costosa da eliminare», ammonisce il governatore. Ma anche le istituzioni europee devono fare la loro parte. «Le priorità sono state individuate; il compito ora è trasformarle in decisioni tempestive». Di nuovo, l’intelligenza artificiale: «in questo campo la rapidità di azione è cruciale». Invece l’Europa non solo si muove con «lentezza», ma non riesce a trasformare il suo «risparmio abbondante» in investimenti «a maggior valore aggiunto» come quelli sull’Ai. Servirebbe, ricorda ancora una volta Panetta, «un mercato dei capitali integrato» per «finanziare l’innovazione». E ci vorrebbe «un titolo sovrano europeo» per «attrarre risorse dall’estero». Come l’Europa ha vinto la sfida del Covid, dice il governatore, ora deve vincere quelle che «riguardano la sicurezza, l’energia, la tecnologia».

Dal 2019 l’economia italiana è cresciuta di oltre il 6%: un risultato in linea con la media dell’area euro e superiore su base pro capite. Merito degli investimenti, soprattutto pubblici (Pnrr) e delle esportazioni. Bene l’occupazione e la «gestione prudente delle finanze pubbliche». Ma ora le prospettive stanno peggiorando. Le difficoltà del commercio internazionale pesano sulle nostre esportazioni, la «modesta dinamica del reddito disponibile» e «la perdita di potere d’acquisto» pesano sui consumi interni. «Negli scenari più sfavorevoli» l’attività economica «potrebbe ristagnare o contrarsi». Bisogna reagire puntando sull’innovazione, dice Panetta. «Senza un deciso aumento della produttività» resteremo ancorati a tassi di crescita «strutturalmente modesti» aggravati dal declino demografico.

L’intelligenza artificiale, insiste il governatore, «può divenire una leva decisiva per rilanciare la produttività», ma dipenderà dal grado di diffusione nelle imprese – e in Italia ce ne sono troppe troppo piccole – e dal capitale umano, ancora indietro quanto a livelli di formazione, in particolare in materie tecniche. Il 30% delle aziende usa l’Ai, ma solo il 5% «ne fa un uso intensivo». Urge recuperare. La produttività potrebbe aumentare «di oltre un punto in caso di diffusione rapida e pervasiva». «L’intervento pubblico può essere decisivo», per la diffusione dell’Ai: lo Stato può «agire da committente primario dell’innovazione». Ma bisogna aumentare il numero di laureati, ridurre quello dei giovani che non lavorano e non studiano (Neet) e fare in modo che si fermi l’emorragia di giovani che vanno all’estero: più di 100mila tra il 2020 e il 2024.

C’è un che va rimosso, spiega il governatore con un’immagine efficace che sintetizza perché l’Italia resti, nonostante tutto, indietro. . In Italia la spesa pubblica in istruzione «è oggi un punto di Pil inferiore alla media europea». Anche sull’energia, problema internazionale, Panetta preferisce concentrarsi su cosa può fare l’Italia: efficienza energetica, sviluppo delle rinnovabili, potenziamento delle reti. I sostegni a famiglie e imprese , ma , ammonisce il governatore.

È aumentata la solidità del sistema bancario, soprattutto delle banche grandi. «L’elevata dotazione patrimoniale del sistema apre spazio a nuove aggregazioni, nazionali e trasfrontaliere». La redditività è la più elevata dal 2008. I prestiti alle imprese hanno ripreso a crescere, ma quelli assistiti da garanzie pubbliche sono «il triplo rispetto agli altri paesi europei». Per finanziare l’innovazione è necessario mobilitare anche il capitale di rischio, incentivando «un maggiore coinvolgimento di fondi pensione e compagnie assicurative» e stimolando le famiglie a investire in azioni. La digitalizzazione è ormai diffusa nel sistema bancario, ma aumentano i rischi informatici e cibernetici. «L’attività di vigilanza ha rilevato carenze nella gestione di questi rischi», che aumenteranno con l’Ai. 

29 maggio 2026, 10:40 - Aggiornata il 29 maggio 2026 , 10:55

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