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Morto il filosofo Gennaro Sasso, studiò l'idealismo e Machiavelli. Aveva 97 anni

Morto il filosofo Gennaro Sasso, studiò l'idealismo e Machiavelli. Aveva 97 anni

Non si lasciava certo condizionare dalle mode culturali il filosofo Gennaro Sasso, scomparso all’età di 97 anni. «Per quanto concerne l’arte di assecondare i venti, posso ben dire, sommessamente ma con verità, che non la conosco e volentieri ne lascio la pratica ad altri», scriveva con una certa fierezza nel 1989, senza timore di essere smentito. Pochi anni dopo, nel 1994, avviò la pubblicazione dell’enorme opera in sei volumi Filosofia e idealismo, edita da Bibliopolis, che avrebbe concluso nel 2012: una ricognizione attenta di quanto aveva prodotto la corrente di pensiero animata, prima d’intesa e poi su sponde opposte, da Benedetto Croce e Giovanni Gentile. Che cosa poteva esserci più in controtendenza rispetto a un’epoca che non prestava più attenzione a quel filone culturale, ormai da tempo relegato in soffitta?

Eppure Sasso non si era mai considerato un idealista. Piuttosto riconosceva in quell’esperienza «il solo tentativo serio», benché fallito, «di formare una tradizione filosofica italiana». A suo avviso la sbrigativa liquidazione dell’eredità di Croce e Gentile aveva determinato «l’indebolimento del senso e della consapevolezza dei problemi autenticamente filosofici» presenti in quel patrimonio. Una perdita secca, insomma, causa di un orizzonte «terribilmente vuoto», alla quale Sasso aveva voluto reagire.

Nato a Roma il 25 giugno 1928, militante da ragazzo del Partito d’Azione, avverso al fascismo ma critico nei confronti della retorica antifascista, aveva sposato Laura Calogero (scomparsa nel 2014), figlia del filosofo liberalsocialista Guido, dirigente del Pd’A. Accademico dei Lincei e professore emerito di Filosofia teoretica all’Università La Sapienza di Roma, dove aveva insegnato per quasi quarant’anni, Sasso era stato direttore dal 1986 al 2010 dell’Istituto italiano per gli studi storici di Napoli fondato nel 1946 da Benedetto Croce.

Pur senza riconoscersi nel pensiero del filosofo napoletano, Sasso tra Croce e Gentile preferiva senz’altro il primo, di cui aveva analizzato con fine introspezione psicologica i taccuini di lavoro nello splendido e malinconico libro Per invigilare me stesso (il Mulino, 1989). Però in un altro saggio importante, Le due Italie di Giovanni Gentile (il Mulino, 1998), aveva negato che la visione teorica del pensatore siciliano intrattenesse una qualche relazione privilegiata con il fascismo. A suo avviso l’adesione di Gentile al movimento di Mussolini derivava da una sua particolare lettura della storia d’Italia, che vedeva nelle camicie nere gli artefici di una immaginaria rivoluzione morale. Invece tra attualismo e fascismo, secondo Sasso, vi era forse «qualche assonanza di linguaggio, ma certamente nessuna assonanza di pensiero». Tesi, quest’ultima, che gli era costata anche qualche insulsa accusa di «revisionismo».

Ancora più degli studi sull’idealismo, a contrassegnare l’opera di Sasso sono tuttavia le riflessioni su Niccolò Machiavelli, esposte in molti saggi di grande impegno e profondità sin dagli anni Cinquanta, fino ad arrivare al volume Su Machiavelli (Carocci) del 2015. Tesi di straordinaria originalità, sintetizzate in forma più accessibile al grande pubblico nel libro intervista con Antonio Gnoli I corrotti e gli inetti (Bompiani, 2013).

Sasso sottolineava alcuni aspetti peculiari del pensiero di Machiavelli. Uno era la sua estraneità al cristianesimo: non solo il segretario fiorentino imputava al messaggio evangelico la colpa di aver dissanguato le severe virtù della civiltà classica pagana, ma era convinto che il mondo esistesse da sempre e che l’uomo fosse rimasto in ogni tempo uguale a sé stesso, per cui nella sua concezione non avevano diritto di cittadinanza né la creazione originaria ad opera di Dio né la redenzione attraverso il sacrificio di Gesù. Inoltre Sasso avvicinava Machiavelli agli esistenzialisti, per la comune e intensa percezione di caducità, nel caso dell’autore del Principe riferita alla condizione degli assetti politici. Ser Niccolò vedeva lo Stato come una costruzione precaria, avvertiva in modo acuto «l’insicurezza che nasce dalle cose, quel mare sempre in tempesta nel quale rischiamo di affondare con le nostre piccole barche».

Il Machiavelli di Sasso è altresì un pensatore aspro, che non può essere ingentilito o addomesticato, come pure alcuni hanno cercato e cercano di fare: anzi la «crudissima verità» del Principe circa il funzionamento effettivo della politica, risulta, «da un punto di vista filosofico, indigeribile». Anche perché la consapevolezza «che il conflitto è una realtà permanente delle società umane» non porta Machiavelli a intravederne una soluzione positiva in qualche modo garantita, come nella dialettica hegeliana o marxiana. Nella sua visione tragica la catastrofe è un’eventualità sempre aperta.

Sasso aveva approfondito molti altri argomenti. Aveva scritto diversi libri su Dante, si era occupato del Sofista di Platone e della poesia di Lucrezio, aveva sviscerato i concetti di progresso e declino nei saggi Tramonto di un mito (il Mulino 1984) e Storiografia e decadenza (Viella, 2012). Ma il dialogo ininterrotto con il pessimismo di Machiavelli aveva lasciato il segno più profondo nel suo temperamento malinconico, segnato anche, negli ultimi anni, dalla scomparsa improvvisa del figlio Roberto nel 2009.

Quanto all’Italia di oggi, Sasso vi scorgeva i tratti non del Principe, che «resta una figura austera», ma piuttosto della Mandragola, commedia machiavelliana spassosa e amara, nella cui trama pervasa di bassezze coglieva una parodia della politica, anzi la sua «consapevole degradazione in scienza dei casi miserabili». La corruzione diffusa nel nostro Paese lo disgustava. E non coltivava neppure il mito dei padri costituenti, ai quali rimproverava «la paura della forza» che li aveva portati a disegnare un potere esecutivo troppo debole. Non conosceva appartenenze ideologiche, la sua voce suonava stonata rispetto a qualsiasi coro.

26 maggio 2026, 10:53 - Aggiornata il 26 maggio 2026 , 10:57

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