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La competizione che ci perseguita da morti

La competizione che ci perseguita da morti

Sono stato a visitare la tomba di Gramsci.
Eravamo un gruppetto di persone a fissare la lapide, in rispettoso silenzio, passati i primi minuti mi sono messo a pensare a Robert Mungo Forrest. Che è il tipo sepolto accanto a Gramsci. E ho proprio pensato: «Che sfiga».
Morire ed essere sepolto accanto a uno più famoso di te.
Io non so chi sia Robert Mungo Forrest. L’ho cercato su internet ma non ha nemmeno la pagina Wikipedia. Lì ho pensato: «Gliela creo io, per riscattarlo» ma ci avrei scritto: «È quello sepolto accanto a Gramsci». Avrei fatto peggio.
Allora mi sono messo a fissare la tomba di Mungo Forrest, ho dedicato del tempo anche a lui, meno famoso, l’ho trovata una cosa molto di sinistra. Ho avuto la sensazione di sentire Gramsci dirmi: «Bravo».


Antonio Gramsci è sepolto al Cimitero Acattolico di Roma, essere sepolti lì per un artista è un punto d’arrivo, l’ultimo. Su circa seimila sepolture solo una decina sono celebri: Camilleri, Napolitano, Gadda, Keats, Bellezza… Finire in un cimitero con personaggi illustri è terribile, soprattutto se sei un personaggio illustre. La competizione esiste, anche da morti.
Il cimitero più competitivo è sicuramente quello parigino di Père-Lachaise: Oscar Wilde, Jim Morrison, Balzac, Piaf, Modigliani… la tomba più visitata è quella di Jim Morrison. Conoscendo il tipo non credo faccia piacere a Oscar Wilde. E nemmeno a me (io tifo Wilde).
Scegliere la tomba da compiangere è posizionamento, ignorare quella di Morrison e mettersi a fissare quella di Balzac, stai urlando al mondo: «Ho fatto la Normale di Pisa». Concentrarsi su quella di Colette, ti dà il giusto allure femminista. Mezz’ora davanti a quella di Modigliani, sei Tomaso Montanari.

Molti personaggi famosi hanno quindi deciso di eliminare la concorrenza e farsi seppellire in casa. Da soli. Cosa che farò anche io, non potrei sopportare di finire accanto a un collega famoso, a Brignano.
Tolstoj si è voluto far seppellire a Jasnaja Poljana, la sua tenuta in Russia. Su una collinetta verde, nessuna lapide, solo un prato verde circoscritto da una recinzione molto bassa. Praticamente un’area cani.

D’Annunzio per la sua sepoltura ha fatto erigere sul punto più alto del Vittoriale un mausoleo celebrativo, uno ziggurat in marmo, con al centro il suo sarcofago e attorno in cerchio le spoglie dei suoi fedeli. Tra i quali il suo architetto, una persona molto sola a quanto pare.
Al cimitero Acattolico dopo aver salutato Gramsci e Forrest, sono arrivato davanti alla tomba che più se la tira: quella di John Keats. Keats sulla lapide non volle nemmeno il suo nome ma la frase: «Qui giace uno il cui nome fu scritto sull’acqua». Facessimo tutti così, i cimiteri diventerebbero la settimana enigmistica.
Accanto a Keats riposa il pittore Joseph Severn che volle essere sepolto proprio lì, con scritto: «Alla memoria di Joseph Severn, devoto amico e compagno al capezzale di morte di John Keats».
Epitaffio davvero generoso. Gli ho scattato una foto, mentre tutti la scattavano a quello di Keats. Solita storia.
Sentite: Joseph Severn e Robert Mungo Forrest, non vi ripagherà di molto, ma oggi siete voi due i protagonisti di questo articolo sul «Corriere». Io più di così…

22 maggio 2026, 10:55 - Aggiornata il 22 maggio 2026 , 11:08

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