«La nostra chiamata alla responsabilità non deve diventare terreno di scontro politico ma piattaforma di dialogo sugli obiettivi da raggiungere» dice il presidente di Confindustria Emanuele Orsini concludendo il suo intervento. Europa, energia, politica industriale, fisco, burocrazia e salari sono le richieste degli industriali al governo. Cui la premier Giorgia Meloni risponde promettendo impegni: «Ci si può, ad un certo punto scoprire una squadra, se l’obiettivo che si persegue è lo stesso, cioè mettere la nazione nelle condizioni di affrontare le difficili sfide».
«L’Europa deve cambiare passo — dice Orsini —: siamo molto preoccupati per le scelte dell’Unione in questi ultimi anni: non ha chiaro cosa significhi competitività». Ed elenca le 3 priorità: mercato unico dell’energia; mercato unico dei capitali; debito comune. Perché, sottolinea, «è un’illusione farcela da soli». Servono, dice, 1.200 miliardi di euro l’anno, gli attuali 280 miliardi da dividere tra i 27 «non possono bastare». Debito comune significa anche «superare le asimmetrie degli aiuti di Stato».
La premier Meloni risponde: «Noi chiediamo che l’Europa faccia
meno e lo faccia meglio». Sollecita «un cambio di passo» con «priorità sensate e velocità nelle decisioni», e «l’applicazione del principio di sussidiarietà: l’Europa si occupi di quello che gli Stati non possono fare da soli e non di quello che gli Stati fanno meglio da soli».
Il costo eccessivo dell’energia, ribadisce Orsini, è per tutte le aziende italiane, grandi e piccole, «una minaccia esistenziale». Perché l’Italia ha i prezzi più cari d’Europa ed «è completamente fuori mercato». E allora il leader di Confindustria lancia un appello «a tutte le forze politiche» per «sbloccare le aree idonee per impianti fotovoltaici ed eolici di grande taglia»: ci sono 4 mila permessi che attendono di essere sbloccati. E però serve anche «sospendere gli Ets», «accelerare il ritorno al nucleare» e «un mercato unico dell’energia. Sull’energia nucleare la premier Meloni assicura che «entro l’estate» verrà approvata la legge delega e poi i decreti attuativi, «sono molto determinata su questo». Ricorda il decreto Energia che «può dare risposte strutturali» come la piattaforma per l’acquisto di energia. E promette ancora battaglia in Europa sugli Ets, che definisce «un totem ideologico».
Il presidente Orsini boccia la burocrazia europea: «È lunare, il nostro appello è uno solo: fermatela». Perché all’Europa «serve molta più semplificazione» e denuncia «l’accumulo di regole, modifiche frequenti, sovrapposizioni e oneri eccessivi». Chiede «una governance con tempi e procedure snelle ed efficaci» rilanciando «la cooperazione rafforzata per lavorare su energia, mercato dei capitali e politica industriale comune». Meloni parla di «meccanismi burocratici infernali» e promette: «Semplificazione e sburocratizzazione devono essere il nostro mantra». Assicura che farà sempre di più «per disboscare la giungla normativa» e però rivendica il primato della politica sulla burocrazia. E lancia un appello alle imprese per «avviare un cantiere comune per arrivare a una riforma radicale della burocrazia in Italia: penso sia fondamentale farlo insieme».
Dalla Zes unica estesa all’iperammortamento anche per software e cloud alla riforma della legge 231 sulla responsabilità degli amministratori, Orsini invoca una serie di interventi. Se plaude alla Zona economica speciale, «modello che va replicato», chiede anche un lavoro sul fisco, «leva per la competitività» che «non può essere un ostacolo agli investimenti: esistono 575 misure fiscali che erodono circa 120 miliardi di base imponibile». Lancia un appello a governo e parti sociali: «Lavoriamo insieme su queste misure, analizziamole insieme e identifichiamo i 20 miliardi da riallocare, senza aumentare il debito». Si dice d’accordo la premier Meloni, sul riordino delle tax expenditures e anche sulla 231. E dice sì anche ai capitali privati negli investimenti, come chiedono le imprese e promette il rilancio dei Pir, i piani individuali di risparmio.