Sport

Berrettini e gli altri azzurri, senza Sinner al Roland Garros ora ci credono tutti: «L'atmosfera è cambiata, vincerà chi sogna di più»

Berrettini e gli altri azzurri, senza Sinner al Roland Garros ora ci credono tutti: «L'atmosfera è cambiata, vincerà chi sogna di più»

Non succede, ma se succede. E poi crederci sempre. Come ha fatto Matteo Berrettini, che viene ripagato di tante sofferenze con una partita epica e insperata contro l’argentino Francisco Comesana, detto «lo squalo», perché ti azzanna e non ti lascia più andare. Cinque ore e quindici minuti di lotta nel caldo torrido, e alzi la mano chi pensava che dopo aver perso il terzo set potesse rimontare fino a giocarsi tutto in un super tie-break per cuori forti. Come ha fatto anche Matteo Arnaldi, altri cinque set all’ultimo punto, altra resurrezione per un giocatore ritrovato da quando coach Fabio Colangelo lo ha preso in cura. «Come facciamo a tenere questo livello per così tanto tempo? Ci alleniamo sempre, sarebbe strano il contrario» dice con modestia il venticinquenne ligure, uno dei grandi sottovalutati del nostro tennis, che usando cervello e cuore batte contro pronostico il picchiatore belga Raphael Collignon. È stata una giornata incredibile. Tre italiani negli ottavi di finale, a parziale consolazione dell’assenza di Jannik Sinner, ma a testimonianza dell’età dell’oro che sta vivendo questo sport.

La partita di Berrettini supera di due minuti la durata della maledetta finale Sinner-Alcaraz dell’anno scorso, e subito viene superata da Juan Manuel Cerundolo-Landaluce, quasi sei ore tonde per decidere chi sarà l’avversario di Matteo. Ci sei mancato, Martello. Tanto tempo è passato da quel quarto di finale del 2021 al Roland Garros, che precedette la finale di Wimbledon, primo italiano di sempre. E poi tanti infortuni, piccoli lampi di risalita e ancora apocalissi fisiche, con molti maligni che mettevano in dubbio la sua professionalità e altrettanti tifosi che avevano ormai lasciato ogni speranza. Invece ieri, una lotta che giustifica una stagione intera, un rifiuto della sconfitta con tre match point annullati, una resistenza che gli rende solo onore, contro un avversario che sperava in un crollo che non c’è stato. E adesso contro Cerundolo, che ha in parte giustificato la buona sorte avuta con Sinner, potrebbe anche andare avanti e recuperare quello che la sfortuna gli ha negato. Dipenderà dalla stanchezza di ognuno. Tre settimane fa a Roma, Matteo chiedeva di essere «lasciato solo nella mia tristezza», sembrava un giocatore perduto. Tre anni pieni di acciacchi, addominali, gamba, ancora addominali, schiena. «Era vero quel mio stato d’animo, e forse ci sono stato dentro fin troppo. Ma ogni volta che mi prende, poi penso a quanto amo questo sport, a quanto sia bello stare in campo e lottare, senza dover pensare al mio corpo e senza avere paura. Chiedo solo questo».

Nel caso Flavio Cobolli dovesse mai leggere l’incipit di questo articolo, provvederebbe subito a toccare ferro. Ma è inevitabile pensarlo. Mentre lui spiegava con la sua empatia le ragioni della facile vittoria contro Learner Tien, che rimane pur sempre la grande speranza americana, anzi l’unica, noi guardavamo le fasi finali del suicidio di Francisco Cerundolo contro il milite ignoto Zachary Svajda, anche lui statunitense, che sarà il prossimo avversario del nostro futuro numero due nazionale, presto nei primi dieci del mondo, anche qui ci sentiamo in vena di profezie. Stessa ora e stesso luogo, inteso come Chatrier, del fattaccio di Jannik Sinner. Anche stessa temperatura, a essere sinceri. Contro un avversario svuotato dalle maratone precedenti, Flavio ha giocato una partita perfetta, allargando il campo con il servizio a uscire su entrambi i lati, tenendo sempre l’iniziativa, anticipando le uscite in lungolinea dell’americano dopo ogni scambio. Bravissimo, e anche molto onesto, persino troppo. «Sono rimasto concentrato dall’inizio alla fine, lui era un po’ stanco». Poche altre volte abbiamo assistito a una conferenza stampa così sbrigativa sulla partita appena giocata, ma la ragione appare evidente. Il futuro è adesso. «Senza Sinner, ora anche senza Djokovic… inutile negarlo: l’atmosfera negli spogliatoi è cambiata nelle ultime ore. Qui trionferà uno che non ha mai vinto uno Slam, e lo sappiamo tutti. Io cerco di concentrarmi partita dopo partita, ma non è facile isolarsi dal resto, il tabellone lo vediamo. Si aprono spiragli imprevisti, siamo in tanti a sognare. Vincerà chi sogna di più».
 
C’è uno Slam da prendere, mai nell’era Open si era verificato che nessuno giocatore approdato agli ottavi di finale non ne avesse mai vinto almeno uno. E c’è ancora molta Italia. Sognate, ragazzi, sognate.

31 mag 2026 | 07:15

Vielleicht verpasst