Wirtschaft

Unicredit-Commerzbank: Orcel prende tempo e parla alla Germania dell’economia

Unicredit-Commerzbank: Orcel prende tempo e parla alla Germania dell’economia

A tre settimane dall’inizio dell’offerta pubblica di scambio sulle azioni Commerzbank, Unicredit, attraverso la controllata Hvb, ha raccolto sul mercato meno dell’1 per cento di adesioni. All’ultima rilevazione settimanale, martedì 19 maggio, la quota apportata era pari allo 0,02 per cento del capitale. La massiccia campagna contro l’invasore italiano ha trovato terreno fertile in un certo tipo di politica a vocazione sovranista, che in alcune aree chiave della Germania arriva a controllare il 15 per cento dei voti. La misera raccolta non ha però scoraggiato l’amministratore delegato di Unicredit, Andrea Orcel, che rimane convinto di portare a termine l’operazione.
Orcel basa la sua convinzione su alcuni fatti oggettivi. Proviamo ad elencarli. In primis, c’è ancora molto tempo. L’ops, annunciata con una durata di quattro settimane, ha visto la notte prima della presentazione dei documenti spostare il traguardo alle sei settimane. La scadenza, a questo momento, è dunque fissata al 16 giugno. Se però Orcel dovesse toccare la propria offerta di scambio, automaticamente la scadenza dell’offerta verrebbe spostata in avanti di due settimane, a martedì 30 giugno. C’è dunque motivo di pensare che manchi più di un mese alla scadenza. Altra considerazione importante è che questo tipo di operazioni si decidono nell’ultima settimana, se non nell’ultimo giorno. È in quel momento che gli investitori professionali decidono il da farsi. Sarà così anche questa volta.

Unicredit, dal canto suo, ha in portafoglio il 26,77 per cento di azioni Commerzbank, a cui ha affiancato un consistente portafoglio di opzioni d’acquisto, a vario titolo, prezzo, scadenza, che consentono di proiettare Orcel al 40,69 per cento del capitale di Commerzbank, che diventa circa il 42% al netto delle azioni proprie. Maggiore sarà l’adesione, minore sarà il ricorso alla conversione dei titoli derivati. Orcel rimane ottimista anche perché la Germania ha più anime. I nazionalismi hanno riempito i titoli dei giornali, offrendo alle difese architettate dal ceo di Commerzbank Bettina Orlopp una sponda molto rumorosa. Si è arrivati a richiamare il ritrito refrain delle banche italiane con i forzieri pieni di Btp (che il risparmiatore tedesco confronta con l’amato, solido e noioso Bund), tanto che anche Fabrizio Palenzona, in assenza di una voce romana, si è sentito in dovere di intervenire a difesa di un titolo che alle ultime emissioni ha registrato una domanda pari a 11 volte l’offerta.

Ma vi è anche una parte importante della Germania che ha una visione di maggiore apertura, ancorché silenziosa. La classe imprenditoriale, il mondo dell’economia, ha ben presente la struttura economica di un Paese che si basa, per il 90 per cento, su piccole e medie imprese, un po’ come avviene in Italia. Mentre l’architettura finanziaria si basa su quattro grandi banche (Deutsche, Commerzbank, Dz che è un istituto centrale cooperativo e Hvb). Il resto sono Landesbank e Sparkasse, banche regionali e casse di risparmio sulla cui solidità ben poco si sa, visto che all’epoca la cancelliera Angela Merkel riuscì a sottrarle al controllo delle autorità europee, come invece chiedeva Mario Draghi. Se considerate che Deutsche, la maggiore, capitalizza in Borsa circa la metà di Unicredit o di Intesa, è evidente come la prima economia d’Europa fatichi proprio nel supporto finanziario alle esigenze dell’industria. Non è un caso che gli americani di Jp Morgan siano tra i più attivi finanziatori del sistema tedesco.

La struttura economica appena descritta ha un impatto importante anche per le pmi tedesche, come le italiane chiamate a confrontarsi su un mercato mondiale e con problemi di ricambio generazionale. Per questo la Germania a vocazione economica ha una visione diversa da quella della politica su questa operazione. Da Unicredit+Commerzbank nascerebbe un gruppo privato di dimensione comparabile a quella di Deutsche, senza sovrapposizioni territoriali e con una duplice vocazione: retail e corporate. Per di più, va considerato che Orcel gode di una certa considerazione nel mondo della finanza tedesca. Proprio quattro anni fa strinse con il colosso Allianz un importante accordo di distribuzione di prodotti assicurativi. Tra i due gruppi c’era anche uno scambio azionario, ora ridotto da Allianz allo 0,3 per cento, ma è certo che il prestigio di Orcel potrà giocare un ruolo, nella finanza tedesca e ancora di più sul mondo dei fondi e dei gestori .

La scorsa settimana sono stati a Milano i vertici di Axiom Alternative Investment, una società francese di gestione, specializzata nel banking, con sedi a Parigi, Ginevra e Londra: David Benanou e Jerome Legras, accompagnati dal country head Vincenzo Spadaro. Legras ha idee molto chiare sull’ops: «Unicredit non ha bisogno del 50%+1 delle azioni per controllare Commerzbank. Ora detiene circa il 42 per cento dei diritti di voto  in azioni fisiche e derivati. Come ha sottolineato Klaus Nieding della Dsw, questo potrebbe essere più che sufficiente per controllare la banca, dato che la partecipazione alle assemblee generali delle grandi banche tedesche è in genere ben al di sotto del 100%. A nostro avviso, un tale controllo de facto potrebbe accelerare gli eventi».

L’evolversi dell’operazione potrebbe causare anche qualche mal di testa, forse anche ai piani alti della Bce. «La situazione sarebbe molto delicata – dice Legras -: un’istituzione sistemica che esercita un’influenza dominante su un’altra istituzione sistemica non collaborativa non è esattamente nello spirito delle norme prudenziali bancarie. La Bce potrebbe utilizzare il proprio arsenale di strumenti di vigilanza per spingere le parti verso una fusione negoziata piuttosto che tollerare un limbo ingovernabile».
Vi sono poi altre considerazioni: la chiusura della politica tedesca diverge profondamente dal concetto di mercato unico europeo, di libertà di circolazione delle persone, delle merci e dei capitali. E stride anche con le cronache evidenziando una pesante asimmetria: lo shopping tedesco in Italia è infatti raccontato da molti episodi. Si va dall’Italdesign di Giugiaro nel 2010 (comprata da Volkswagen), alla Ducati, dalla Italcementi a cinque controllate di Cementir, da Ita trasporto aereo fino alla recente Mermec finita alla Siemens. Solo per citarne alcune. Orcel sa bene tutto questo e va avanti.

25 maggio 2026, 10:15 - Aggiornata il 25 maggio 2026 , 10:20

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