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Panatta: «Avrei voluto premiare Sinner, ma ora servono controlli per capire il blackout. Non ho dubbi: in futuro il Roland Garros sarà suo»

Panatta: «Avrei voluto premiare Sinner, ma ora servono controlli per capire il blackout. Non ho dubbi: in futuro il Roland Garros sarà suo»

In fondo, la storia del Grand Slam nasce da un insospettabile fallimento, da un ultimo set giocato con la testa che navigava di bolina verso un’isola che non c’era più, e da un uomo che aveva in comune con Sinner non il tennis, ma un tratto del carattere non meno importante. Jack Crawford lo chiamavano Gentleman Jack, australiano, e in campo era un vero signore. Giunse agli US Open del 1934 con tre major vinti, e fu un giornalista americano a nominare per la prima volta il Grand Slam, il punto migliore che si possa ottenere nel bridge. Soffriva di asma, ricorreva spesso alle pillole che portava con sé, anche in campo. Agli US Open, in vantaggio due set a uno su Fred Perry, chiese un bicchier d’acqua e gli servirono whisky, rassicurandolo che le pillole avrebbe avuto effetto immediato. Gli ultimi due set lo videro vagare per il campo, li perse 6-0, 6-1.

Il tennis nasce dalle sconfitte, ma credo che questo lo sappia anche un vincitore seriale come Sinner. Eppure gli archivi non aiutano, la casistica dei match persi a un solo game dalla vittoria, senza più riuscire a incidere su un match fin lì dominato, come se dentro di sé fosse esploso qualcosa, si riducono a pochi casi. Non sono un medico, e non ho giocato un tennis come quello di oggi. La mia finale a Parigi, nel 1976, cominciò con una mano (la destra) chiusa nella portiera dell’auto, proseguì con la ricerca delle scarpe che Bertolucci mi aveva portato via pensando fossero le sue, e culminò con un caldo vicino ai 40 gradi. I giornali parigini del mattino titolavano da una settimana sulla siccità che stava mettendo in ginocchio la Francia. 

Sono d’accordo con Jannik, quando dice, che il caldo non c’entra. Mi auguro però che prenda sul serio la questione, molto sul serio, e voglia vederci chiaro fino in fondo. Servono controlli accurati, a tutto campo, in un tennis così niente può essere preso sotto gamba. Mi sarebbe piaciuto premiarlo, ma le cadute di oggi saranno i buoni motivi di domani, per provarci e riprovarci. Ancora e ancora… Non ho dubbi sul fatto che Jannik porterà a casa anche il Roland Garros, e visto che il record dei Masters 1000 consecutivi è già suo, il prossimo anno potrà puntare su una programmazione più leggera, rinunciando a qualcosa. Sarà lui a decidere. Ma l’importante è stare bene, capire perché il suo splendido motore si metta d’improvviso a girare a vuoto. Se è questione di testa o di fisico. I problemi, Sinner ha sempre mostrato di saperli affrontare.

30 maggio 2026, 07:42 - Aggiornata il 30 maggio 2026 , 07:42

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