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Dalle Alpi alla Sicilia, Kerten viaggia in Italia

Dalle Alpi alla Sicilia, Kerten viaggia in Italia

La definizione è un po’ criptica ma efficace: Kerten Hospitality non è una società alberghiera nel senso tradizionale del termine, è un destination builder. «Si tratta della definizione più adatta a un player come noi che è entrato nel mondo dell’hotellerie con un format diverso — spiega Marloes Knippenberg, ceo di Kerten Hospitality —. Stiamo ridefinendo il concetto stesso di ospitalità, mettendo al centro cultura, comunità e una convinzione precisa: il futuro del viaggio appartiene ai luoghi dotati di un’anima autentica. Storia, tradizioni culinarie, artigianato, architettura: ogni elemento diventa parte integrante del progetto, senza sovrapposizioni artificiali».
Kerten Hospitality è un operatore irlandese con sede a Dubai e presenza tra Medio Oriente, Africa ed Europa: gestisce oggi undici strutture e sviluppa oltre 55 progetti su tre continenti, attraverso 12 brand proprietari che spaziano dagli hotel urbani ai resort di montagna, fino a destinazioni balneari e residenze branded.
Il portafoglio comprende oltre 60 progetti tra hotel, residenze e spazi di lavoro flessibili in più di dodici Paesi. «Il Nord Africa si è confermato tra le aree più dinamiche del 2025 — sottolinea Knippenberg—, registrando una crescita dell’11% negli arrivi internazionali, con il Marocco protagonista di una crescita a doppia cifra. Qui il momentum continua dopo la firma di Casadora Resort by Cloud 7 Hotels, mentre l’Arabia Saudita conferma una traiettoria di sviluppo molto solida. La joint venture firmata da Kerten Hospitality in India nel novembre 2025 sta già generando risultati concreti, contribuendo a una forte accelerazione della crescita in Asia».
Nei progetti del gruppo non manca il Vecchio Continente. «Anche nell’Europa mediterranea stiamo registrando segnali estremamente promettenti — dice la ceo —. Con molte destinazioni impegnate a introdurre misure per gestire il fenomeno dell’overtourism, si stanno creando nuove opportunità per destinazioni emergenti e secondarie. Questo cambiamento riflette l’evoluzione delle preferenze dei viaggiatori e apre nuovi scenari di investimento. È proprio in questo contesto che Kerten Hospitality trova il suo posizionamento distintivo: sviluppare progetti unici e tailor-made, capaci di generare forte attrattività e al tempo stesso offrire esperienze di ospitalità autentiche, radicate nel territorio, nella cultura e nella comunità local».

Per il gruppo irlandese il 2025 ha segnato un punto di svolta: ricavi operativi in crescita del 55%, gross operating profit a + 69% e management fee aumentate del 44% per un fatturato stimato intorno ai 100 milioni di dollari. Un’espansione che prosegue nel 2026 con oltre mille nuove camere firmate già a gennaio e sei aperture previste nel corso dell’anno.
Il brand del turismo di lusso è in forte espansione anche nel nostro Paese, con l’obiettivo di aprire fino a dieci nuove strutture nei prossimi anni (con particolare riferimento a un boutique hotel di lusso nel centro di Roma).
«I numeri raccontano che questa visione sta trovando riscontro nel mercato — osserva Knippenberg —, malgrado le turbolenze geopolitiche a livello globale, il turismo resta un settore molto vivace e con enormi potenzialità di crescita. Vediamo l’Italia come destinazione privilegiata non solo per le sue bellezze ma anche perché percepita come sicura. Per questo motivo ci siamo focalizzati molto su questo paese: da Cloud 7 Hotel Roma, primo presidio urbano europeo del brand, pensato come estensione culturale della città stessa, fino a Colere 1600, nelle Alpi Orobie, a breve distanza da Milano, una risposta contemporanea alla crescente domanda di esperienze montane autentiche, lontane dai circuiti del turismo di massa».
Dalle città d’arte ai borghi di montagna, dalla cucina all’architettura, il Bel Paese rappresenta un mercato molto vasto ma complesso, ecco perché Kerten sembra voler battere strade poco esplorate. «Vogliamo pianificare uno sviluppo che possa comprendere anche destinazioni meno battute — spiega la ceo —. Scommettiamo sul mercato italiano con progetti pianificati in Puglia, Sicilia, Toscana ed Emilia Romagna, adattando le linee guida commerciali alle singole economie dei territori, per garantire una maggiore stabilità e dei margini sul lungo periodo. Abbiamo già trovato una location a Forte dei Marmi e una a Rimini. A Milano abbiamo scelto di individuare un palazzo che si presti alla riconversione da hotel».

26 maggio 2026, 08:28 - Aggiornata il 26 maggio 2026 , 08:29

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