Non era mai successo. Nella storia del tennis open e anche in quella precedente. Per la prima volta in assoluto portiamo tre giocatori nei quarti di finale di uno Slam. E nessuno di questi si chiama Jannik Sinner o Lorenzo Musetti, i nostri due giocatori più forti, dettaglio che la dice lunga sull’età dell’oro che sta vivendo il nostro sport.
Il traguardo viene tagliato a notte fonda, grazie all’incredibile rimonta di Matteo Arnaldi, che sotto due set a uno e 4-1 contro Frances Tiafoe, trova la forza di ribaltare la partita vincendo la sua seconda maratona consecutiva dopo quella con il belga Collignon. Altre cinque ore abbondanti, per diventare il giocatore con più ore trascorse in campo (18) per arrivare a questo punto del torneo da lontano, stracciando il record stabilito dallo svedese Niklas Kulti nel lontano 1990.
E adesso abbiamo anche la certezza di vedere almeno un italiano in semifinale del Roland Garros, perché domani Arnaldi sfiderà Matteo Berrettini. Che bello rivederlo così, il nostro Martello. Prendersi quello che una volta era suo, ricordare a tutti qual è la sua posizione nella storia del tennis italiano. Settimo quarto di finale Slam, meglio di lui hanno fatto soltanto Sinner (14) e Nicola Pietrangeli (10).
Bentornato Matteo. «Scusate il ritardo» dice in conferenza stampa, con un sorriso che riscalda il cuore, dopo averlo visto quasi in lacrime a Roma, depresso e incerto sul da farsi. Il tennis prende, il tennis restituisce, quando è giusto farlo. «Questo sport è l’amore della mia vita, e credo di averlo dimostrato, mettendoci tanto carattere e resilienza, combattendo con il mio corpo che spesso mi ha tradito. Mi sembra impossibile essere qui, ora. Ma me lo merito, dopo tutto quello che ho passato».
Tre su tre, incredibile. Ma Berrettini è stato invece il primo a dimostrare che si poteva fare. Il primo di sempre ad aver raggiunto gli ottavi in ognuna delle quattro prove Slam, ad aver vinto almeno un torneo su ogni superficie, ad aver giocato la finale di Wimbledon, dimostrando che era possibile competere ovunque. È stato l’evoluzione della specie, il prototipo più riuscito della collaborazione tra circoli, famiglie e Federazione, insomma tra privato e pubblico, che rimane l’intuizione dalla quale è fiorito il nuovo tennis italiano.
Negli ultimi anni tutto questo gli era stato tolto, tra problemi fisici che lo costringevano a lunghe pause e a ritorni illusori. A Valencia, poche settimane fa dopo la sconfitta al secondo turno di un Challenger, aveva fatto una lunga passeggiata. «Ho guardato le persone che uscivano dall’ufficio, i genitori che riportavano a casa i figli da scuola. E ho pensato che esiste un mondo al di là di quello che faccio, che non sono così importante. E che ci vuole un po’ di equilibrio, perché di Sinner ce n’è uno ma tutti gli altri, me incluso, hanno dubbi, perdono, scendono e poi risalgono, e bisogna accettarlo e accettarsi».
Contro un Juan Manuel Cerundolo che aveva in testa una sola idea, scambi lunghi con palla alta e lunga per impedirgli di caricare il dritto, Matteo ha giocato una partita di grande cuore e intelligenza, uscendo da un tie-break complicato nel terzo set. Così vincono i giocatori di esperienza, e insieme al grande favorito Alexander Zverev, Berrettini è l’unico superstite dal torneo ad essere mai arrivato all’ultimo atto di uno Slam. E questo potrebbe non essere un dettaglio. «Comunque vada a finire, questo torneo mi dimostra che sono ancora un signor giocatore di tennis».
«Me la sono quasi fatta nei pantaloni». Il traduttore automatico sul megaschermo dello Chatrier opta per un più pudico «ero molto nervoso», ma Flavio Cobolli, altro romano verace, ha proprio detto così nel suo inglese un po’ artigianale, ed è un perfetto riassunto dell’ultima ora di partita contro l’americano Zachary Svajda. Partita del mattino, con poco pubblico e poco ambiente. Cobolli sale 5-1 nel quarto, poi succede quello che ha detto in mondovisione. «Quando dovevo chiudere il match ero molto nervoso, mi è arrivata addosso la tensione. Ma a volte devi passare da questi momenti per migliorare». Domani contro Felix Auger-Aliassime, sesto giocatore del mondo apparso in buona forma, servirà qualcosa di più. Parigi, Italia.
2 giugno 2026, 07:23 - Aggiornata il 2 giugno 2026 , 07:23