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Mancini, per il ritorno in Nazionale schiva l'imbarazzo ma scuse e battute non svelano il vero motivo della fuga

Mancini, per il ritorno in Nazionale schiva l'imbarazzo ma scuse e battute non svelano il vero motivo della fuga

Roberto Mancini custodisce la prodigiosa capacità di non provare vergogna. È un dono di natura. Altri, al posto suo, un attimo prima di entrare in conferenza stampa, avrebbero detto al presidente della Federcalcio, Giovanni Malagò: no, guarda, io non ce la faccio. Invece eccolo Mancini, che arriva e si siede. L’atmosfera sarà, per lunghi minuti, cimiteriale.

Che gli si può dire, a Mancini? Ignora il suo peccato originale. Considera il tradimento della Nazionale, quella fuga ignobile, tremenda, per andare ad arraffare i dollari arabi, una semplice debolezza. Niente di più. Cerca, senza riuscirci, di fare anche lo spiritoso con i giornalisti. «Volevo evitarvi un po’ di fatica…». Così prende la parola per una dichiarazione spontanea e se ne esce con una banalità sconcertante. Paragona la Nazionale alla donna della sua vita, spiega di averla persa, se ne dispiace tanto, ammette di aver commesso degli errori. Non spiega, però, quali. Resta sul vago. Mica ci metteremo a parlare di soldi, vero?

Il problema di fondo, nella storia di questo suo ritorno sulla panchina azzurra, è che i valori della maggior parte dei tifosi italiani sono diversi da quelli di Mancini. I suoi sono varianti. Lui pensa che con il bel gioco «le polemiche, poi, passeranno». Qui stiamo invece ancora a chiederci dove abbia trovato la forza il 13 agosto del 2023, mentre era in una camera d’albergo a Mykonos, di prendere il cellulare e spedire quella Pec a Gabriele Gravina, all’epoca guida della Figc, con cui si dimetteva da cittì, da coordinatore del calcio nazionale, da responsabile tecnico dell’Under 21 e dell’Under 20. Che Mancini lo percepisca, lo capisca o no, si trattò di un atto che teneva insieme disdegno e furbizia, irriverenza e cinismo, mendacio e ipocrisia nei confronti dell’istituzione azzurra: tutti, del resto, sappiamo bene che appena due settimane dopo quella Pec, Mancini siglò un accordo con l’Arabia Saudita alla bella cifra di 25 milioni a stagione, fino al 2027.

Poi, com’è noto, con ricca buonuscita, ha mollato prima del previsto: forse perché lo guardavano con occhi sbarrati mentre lui stava lì a spiegargli le diagonali, più banalmente si può immaginare che laggiù la vita sarà pure dorata, ma arrivare la mattina al circolo Aniene, fare colazione guardando il Tevere, giocare a calcetto e a pranzo chiamare il broker per sapere come cresce il conto corrente, resta ancora una vita migliore. Che diventa pazzesca se, di botto, ti ritrovi pure in questa conferenza stampa.

Malagò siede al centro, Mancini è a destra e, dall’altra parte, c’è Claudio Ranieri. Malagò, con grande mestiere, a un certo punto, capisce che deve cercare di diventare lui, il protagonista. Così ci fa sapere che il capitano Gigio Donnarumma gli ha scritto un whatsapp con cui si rallegrava, a nome della squadra, per la scelta di Mancini. 

Diciamo che dopo aver immaginato di essere allenati da Andrea Pirlo, un minimo di euforia, tra gli azzurri, è comprensibile. Nessuno, sia detto con onestà intellettuale, mette del resto in discussione le capacità tecniche di Mancini. E ha probabilmente ragione Malagò nell’immaginare che se con Antonio Conte avremmo dato subito una sistemata alla squadra, con Mancini potrebbe forse esserci più fantasia, qualche lampo come fu quello di tenere insieme, in mezzo al campo, Verratti e Jorginho. Sulle prospettive, non so. Per restare alla metafora di Mancini, se uno ti tradisce una volta, può farlo anche una seconda.

Si pensava questo, osservandolo. Magro, l’abbronzatura perfetta (dopo che tutti e tre avevano ripreso i colori naturali, smettendo d’essere cerei), ogni tanto il solito tic manciniano di spostarsi il ciuffo, che era sui toni del mogano e che invece, per questa nuova stagione da cittì, sfoggia di un preciso grigio canna di fucile. L’altra cosa che si pensava è che, da adesso in poi, dovrà vincerle tutte (proprio tutte).

30 lug 2026 | 07:22

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