Economia

Ivana Ciabatti, l’imprenditrice d’oro: «Con Italpreziosi verso i 10 miliardi, tutti comprano i lingotti»

Ivana Ciabatti, l’imprenditrice d’oro: «Con Italpreziosi verso i 10 miliardi, tutti comprano i lingotti»

Ivana Ciabatti è l’imprenditrice d’oro italiana. Fondatrice, amministratrice delegata e presidente di Italpreziosi, ha superato con la sua azienda i cinque miliardi di fatturato: 5,2 miliardi di euro sono i ricavi dichiarati dalla società per il 2025. Erano 3,9 miliardi nel 2024 e questo ha consentito al gruppo aretino di entrare nella classifica di Kpmg per L’Economia delle 36 aziende del made in Italy fra i due e i quattro miliardi di fatturato: i «grandi campioni di domani», così sono stati chiamati. In questa graduatoria (sui dati 2024) Italpreziosi è al primo posto per fatturato (con 3,2 miliardi, allora), sopra gruppi come Brembo e Bolton (il tonno Rio Mare), Oniverse (Calzedonia, Intimissimi), De’ Longhi e Chiesi, Lavazza e Ariston. Ora fa il balzo e sale al piano alto del capitalismo italiano, per dimensioni.

È merito senza dubbio della corsa dell’oro, il cui prezzo al grammo nelle ultime settimane sta flettendo, ma in un anno ha guadagnato il 23,5% e in cinque anni il 144% (dati al 24 giugno scorso, 113,35 euro). Ma l’espansione dipende anche dall’avere saputo cogliere la domanda: in momenti di crisi, gli acquisti di lingotti e metalli preziosi per investimento crescono, l’oro è il bene rifugio per eccellenza. Italpreziosi si è fatta trovare pronta.
L’azienda ha seguito una linea di crescita interna e per acquisizioni, che ha fatto leva sull’innovazione. Da San Zeno, nel distretto di Arezzo, copre tutto il ciclo dell’oro e dei metalli preziosi, dalla produzione — lingotti e barre, grani e lamine — all’affinazione di oro, argento, platino, palladio, iridio e rodio con tecnologie avanzate; dalla logistica (i furgoni blindati per le consegne) alla vendita di lingotti e monete da investimento. Fino al trading: l’azienda ha una piattaforma per le compravendite internazionali in tempo reale, con supporto operativo ai clienti.
La materia prima è di origini diverse: il metallo grezzo dalle miniere, gli scarti industriali, i rottami di gioielleria. Fra i clienti ci sono le aziende, i gioiellieri, i privati e le banche. Anche quelle centrali, per le riserve auree: «Comprano sempre più oro», dice Ciabatti. L’obiettivo di quest’anno è raddoppiare o quasi, superando il record dei 6,9 miliardi di ricavi del 2020. Per arrivare ai 20 miliardi nel 2030.

«Per il 2026 prevediamo un giro d’affari di 9,5 miliardi — dice la ceo di Italpreziosi — con un utile netto di 9,5 milioni, un utile lordo di 13 milioni e un Ebit di 19,5 milioni. I nostri risultati sono il frutto di una strategia industriale che nasce da lontano, da una visione di lungo periodo. Abbiamo investito su ricerca e impianti, abbiamo tecnologie innovative, ci siamo organizzati. L’incremento dei ricavi è dovuto al prezzo dell’oro, è vero, ma incide anche l’aumento dei volumi. La domanda internazionale di oro fisico è forte, dalle banche e dai privati. Continuerà. Faccio questo lavoro da oltre 40 anni, avevamo già annusato i cambiamenti e previsto l’aumento della richiesta di oro e argento. Il successo non viene a caso, l’imprenditore dev’essere visionario e coraggioso».

Il distretto di Arezzo, del resto, in un anno (gennaio-marzo 2026 dal primo trimestre 2025) ha visto impennare l’esportazione di lingotti e metalli preziosi grezzi del 238%. Lo dice il rapporto di Borsa merci di Arezzo, presentato il 23 giugno. È un dato in controtendenza rispetto alla gioielleria finita (-49,4%).«Arezzo è il distretto più importante d’Europa, siamo bravi anche nel costruire tecnologia, non solo nel creare gioielli — dice Ciabatti —. Il problema è la frammentazione delle imprese. Bisogna lavorare insieme. È fondamentale che il governo incentivi le aggregazioni, le reti d’impresa. Anche per andare sui mercati internazionali». In testa fra i Paesi destinatari dell’export del distretto di Arezzo c’è la Svizzera che di Italpreziosi è il primo mercato. Si affianca a Usa, India e Cina. «In questo contesto di incertezza comprano oro i privati, i fondi pensione, le banche centrali — dice l’imprenditrice —. La ricchezza si sta spostando dagli asset tradizionali alla protezione del capitale».

Negli ultimi due anni Italpreziosi ha concluso due acquisizioni. «Ne stiamo guardando altre, in Italia e all’estero — dice la ceo —. Contiamo di arrivare a 20 miliardi di ricavi nel 2030 con altri investimenti diretti. Il nostro obiettivo è diversificare prodotti e mercati». Perciò è in cantiere l’ampliamento produttivo. «Apriremo un nuovo stabilimento, sostenibile, di oltre diecimila metri quadrati — dice Ciabatti —. Abbiamo ordinato i nuovi macchinari, li produce Tera Automation, del cui board faccio parte». È l’azienda, fondata dalla stessa Ciabatti, che fabbrica macchinari all’avanguardia per l’automazione, l’Ai e la robotica. Le macchine innovative per lavorare i metalli preziosi, insomma, questa imprenditrice se le produce da sola.

30 giu 2026 | 10:15

Potresti esserti perso