La moda sta diventando un ecosistema complesso e globale in cui creatività, industria, dati e cultura si integrano per creare valore economico ed esperienziale. È stato questo il filo conduttore della 7° edizione del «Fashion & Luxury Talk», organizzato da Rcs Academy in collaborazione con Corriere della Sera. Dopo l’introduzione di Barbara Stefanelli, condirettrice di Corriere della Sera, il confronto si è sviluppato affrontando alcuni temi chiave tra cui il ruolo dei dati e dell’AI, la centralità del cliente e dell’esperienza, la ridefinizione dei mercati globali e la necessità di investire sulle nuove generazioni. Beatrice Lemucchi, managing director & partner BCG, ha evidenziato come il contesto attuale renda sempre più complesso fare previsioni. «Negli ultimi anni, più che di previsioni, parliamo di scenari. Nel 2026 il mercato è tornato a crescere tra il 2 e il 4% con performance differenziate tra le diverse aree geografiche. Gli Stati Uniti si confermano il mercato più dinamico».
Se il mercato evolve, diventa essenziale costruire valore nel lungo periodo senza perdere la propria identità. Su questo si è soffermato Giuseppe Marsocci, amministratore delegato Gruppo Armani, sottolineando come la continuità dei valori rappresenti un elemento distintivo per affrontare le trasformazioni del settore. «Il metodo Armani, basato sull'essenzialità che caratterizzava il suo modo di creare, si rifletteva anche nella gestione dei collaboratori e dell'azienda». Ha poi sottolineato la necessità di interpretare tempestivamente i cambiamenti del settore. «La lettura del mercato – ha continuato – è fondamentale. Il lusso esperienziale è un filone interessante e abbiamo deciso di investire nel mondo dell'hospitality». L'evoluzione dei consumi si intreccia però con un contesto geopolitico sempre più complesso. A richiamare l'attenzione sul tema è stato Paolo Maestri, head of Corporate Bank Italy Deutsche Bank, che ha sottolineato: «Il rischio Paese, che da almeno 15 anni non era più considerato, è oggi una variabile essenziale nel mondo del lusso. Questo riflette un cambiamento culturale anche nella gestione dei rischi». In uno scenario nel quale l'esperienza assume un peso crescente nelle scelte dei consumatori, il rapporto tra marchio e cliente si sta trasformando profondamente. Pietro Beccari, ceo & chairman Louis Vuitton e ceo LVMH Fashion Group, ha infatti evidenziato che «il retailtainment, che unisce retail e intrattenimento, è la direzione da seguire ma servono grandi capacità di investimento e di gestione del rischio. Il lusso, infatti, è un'emozione che i brand riescono a trasmettere attraverso prodotti di cui non abbiamo un reale bisogno». Parallelamente, la competitività del Made in Italy passa anche dalla tutela del suo patrimonio produttivo. Diego Della Valle, presidente Tod’s Group, ha ribadito il ruolo strategico delle filiere e dell'artigianato. «I grandi Gruppi devono sostenere le filiere, è fondamentale supportare le piccole imprese. L’artigianato, in particolare, va sostenuto con interventi urgenti, investendo in ricerca e innovazione, e con normative chiare e coerenti».
Innovazione che, per essere realmente efficace, deve diventare parte integrante della cultura aziendale. È questa la visione illustrata da Roberto Massardi, chief Business Development Officer Prada Group. «L’innovazione nasce da curiosità e coraggio. Sono così nati progetti che mettono insieme competenze diverse, dove i modellisti di Prada hanno lavorato con gli ingegneri. Siamo convinti che, nel lungo termine, lo spazio sarà al centro di progetti fondamentali per l’umanità, e che sia importante dare il nostro contributo in questa direzione». Guardando al sistema moda nel suo complesso, Carlo Capasa, presidente Camera Nazionale della Moda Italiana, ha posto l'accento sull'importanza di analizzare l'impatto economico e sociale del settore e sul coinvolgimento delle nuove generazioni. «La creazione di un Osservatorio – ha detto - attivo fino al 2028, nasce con l’obiettivo di guardare alla moda da prospettive diverse. La moda rappresenta il 5% del Pil e impiega, tra occupazione diretta e indiretta, circa un milione di persone. Ma ci interessa capire anche la ricaduta sui territori e sulle persone. Per questo è fondamentale rivolgersi alle nuove generazioni, dobbiamo raccontarle e poi accompagnarle». Raffaello Napoleone, consigliere delegato Relazioni Internazionali e Istituzionali Pitti Immagine, ha richiamato la necessità di una strategia di crescita internazionale. «Oggi dobbiamo entrare in nuovi mercati. C’è già un piano di azione del Governo per l’export italiano con finanziamenti importanti che indica dei mercati di riferimento. Il Mercosur sarà una grandissima opportunità per acquisire nuovi clienti mentre bisogna incominciare ad andare in Thailandia, Filippine e Indonesia». A chiudere il quadro è stato il tema della trasformazione digitale della filiera. Luca Tonello, ceo Deda Stealth, ha evidenziato come «l’intelligenza artificiale diventerà un vantaggio competitivo quando le aziende saranno in grado di leggere e interpretare i propri dati, in questo modo sarà possibile comprendere meglio gli scenari futuri e prendere decisioni più consapevoli».
L'innovazione, la valorizzazione dell'heritage e la costruzione di un'identità distintiva sono stati i temi al centro del confronto dedicato al beauty di alta gamma. Marianna Mariani, general manager YSL & Prada & Miu Miu Beauty L’Oreal Italia, ha evidenziato come il processo creativo debba coniugare ricerca, esclusività e rispetto del Dna dei marchi. «Cerchiamo lo scarto creativo elevando anche il prodotto beauty a opera d’arte, salvaguardando al tempo stesso la desiderabilità del brand di origine. Rispettiamo profondamente l’heritage mentre l’innovazione è il cuore pulsante di questo processo». Sul valore di un'identità di marca solida, capace di dialogare con nuovi linguaggi, si è soffermato anche Simone Dominici, amministratore delegato KIKO Milano: «Il consumatore oggi prende la commistione tra mondi come un’opportunità ma un brand deve avere una identità forte e promuovere attività in questa direzione». L'evoluzione del mercato richiede però una conoscenza sempre più approfondita dei comportamenti di acquisto. Andrea Calisti, vice president Retail & Commerce Italy Mastercard, ha fotografato l'attuale scenario dei consumi. «Da circa un anno la spesa dei turisti internazionali per i beni di lusso ha registrato un rallentamento. Analizzando dove si spende, il 60% del fatturato si concentra in otto aree con Milano al primo posto, il 30% del fatturato viene generato nel Quadrilatero della moda. Allo stesso tempo, il mercato sta vivendo una crescente polarizzazione dei consumi: da un lato i marchi più accessibili e dall’altro quelli iconici». Questa trasformazione coinvolge inevitabilmente anche il rapporto tra marchi e distribuzione. Maura Basili, presidente Camera Buyer Italia, ha ribadito la necessità di rafforzare il dialogo tra tutti gli attori della filiera. «Spero che oggi si vada davvero verso una maggiore apertura e dialogo tra istituzioni, fiere e mondo del multi-brand che rappresenta una parte fondamentale del Made in Italy».
Il lusso continua a rappresentare uno dei principali motori dell'economia ma in uno scenario in profonda trasformazione. Stefania Lazzaroni, direttrice generale Altagamma, ha inquadrato il contesto economico del settore. «Il lusso vale circa 1.440 miliardi e rappresenta un asset strategico europeo, soprattutto per Italia e Francia. In uno scenario in cui la globalizzazione si sta ridefinendo, servono nuove competenze e un supporto più forte da parte delle politiche europee». La competitività passa anche dalla capacità dei brand di alimentare la propria desiderabilità facendo leva sulla storia e sull'esperienza. Michela Grandi, managing director Southern Europe Tiffany & Co., ha sottolineato che «è fondamentale raccontare la storia e l’heritage di un brand. L’alta gioielleria rappresenta la sintesi del patrimonio di un marchio, un vero laboratorio creativo. Nel lusso, l’esperienza nasce dalle persone, dalla loro capacità di trasmettere accoglienza e ospitalità». Tradizione e innovazione sono elementi complementari per sostenere la crescita del settore. Barbara De Rigo, cmo De Rigo Vision, ha ripercorso l'evoluzione del comparto eyewear. «Abbiamo iniziato a parlare di occhiali come parte di una collezione all’inizio degli anni ’80, era una visione molto innovativa. Oggi servono competenze più ampie e un livello più alto di artigianalità. Gli smart glasses rappresentano una ulteriore evoluzione, occhiali intelligenti usati per l’intrattenimento, la comunicazione o il monitoraggio della salute». A rafforzare il valore del brand contribuisce infine la capacità di costruire relazioni autentiche con il pubblico attraverso esperienze memorabili. Caterina Tonini, ceo Havas Creative Network Italy e co-Founder & ceo Havas PR Milan, ha osservato che «oggi la comunicazione ha accesso a dati e algoritmi ma la differenza la fa la capacità di generare desiderio parlando di rilevanza, affinità di valori e capacità di creare una relazione con il pubblico. Bisogna tutelare la narrazione dell’identità di brand».
Il lusso contemporaneo ridefinisce il concetto di esclusività puntando su personalizzazione, autenticità e capacità di interpretare le nuove esigenze dei consumatori. Valentina De Santis, ceo Grand Hotel Tremezzo & Passalacqua, ha evidenziato il valore dell'esperienza. «Nell’ospitalità, è impossibile ricreare l’heritage, noi abbiamo la fortuna di poter attingere a 250 anni di storia vissuta e quindi alla possibilità di raccontarla attraverso tanti piccoli dettagli». L'equilibrio tra tradizione e innovazione è stato al centro anche dell'intervento di Federica Minozzi, ceo Iris Ceramica Group, che ha illustrato l'evoluzione del settore «storicamente maschile che oggi si apre all’innovazione. La ceramica diventa una materia progettuale e ingegnerizzata. Ascoltiamo le richieste degli interior designer e lavoriamo con i centri di ricerca per trovare le soluzioni più adatte». Ma la capacità di innovare senza rinunciare alla propria identità è presente anche nel mondo dello sportswear. Claudia Baggio, board member Diadora, ha sottolineato come «la tecnologia applicata ai materiali e al prodotto è un elemento fondamentale. Comprendere le esigenze degli atleti consente all'azienda di sviluppare soluzioni innovative in grado di migliorare prestazioni, comfort e qualità. Allo stesso tempo, l'heritage del marchio rappresenta uno dei suoi principali punti di forza». Infine Silvio Campara, amministratore delegato Golden Goose, ha spiegato: «Ho avuto l’intuizione di trasformare la sneaker nel simbolo della Gen Z, quindi nel simbolo di un gruppo. I ragazzi hanno l’esigenza di co-creare e co-inventare, è sempre la società a dettare la moda».
3 lug 2026 | 14:51