Tutti vogliono le Generali. Ne vogliono almeno un pezzo. C’è infatti il Leone dietro l’offerta di Intesa Sanpaolo sul primo azionista della compagnia, il Monte dei Paschi di Siena, che a sua volta progetta di avere tutta per se almeno una parte dell’impero triestino, sottoponendo all’approvazione dei propri soci un’offerta pubblica di acquisto e scambio sulla controllata Banca Generali.
Un’attrazione così morbosa che non ha una spiegazione immediata, anche per l’understatement che permea la compagnia, compiaciuta del suo fascino nascosto e dalla distanza dalle beghe di mercato. Lo dimostrano diversi fattori. Ad esempio, dall’8 giugno scorso, giorno dell’annuncio dell’offerta di Intesa, Philippe Donnet ha centellinato le uscite pubbliche: il ceo del Leone ha parlato il 6 agosto in occasione della presentazione dei dati semestrali, ha inviato un videomessaggio all’assemblea del Cnel di giovedì 1 ottobre, è stato segnalato per una operazione di internal dealing a metà settembre (vendita di 350 mila azioni Generali). Per il resto silenzio assoluto, a differenza di tutti gli altri manager e presidenti protagonisti del risiko.
Cosa c’è dunque dentro Generali tale da giustificare il terremoto in atto e un così profondo riassetto della struttura portante della finanza italiana? Al di là delle questioni personali, dicono quanti tendono a svalutare la politica del Leone, il gruppo non brilla a Piazza Affari. Negli ultimi 15 anni il valore di Borsa della compagnia si è staccato da quello delle principali concorrenti europee. Generali capitalizza circa 65 miliardi di euro; Zurich 86, Axa 90, Allianz 160 miliardi. E nessuna delle tre beneficia della pressione speculativa che grava su Generali. In più, nello specifico industriale, la leadership del Leone è sempre meno netta a livello nazionale, per l’intraprendenza delle concorrenti: Intesa Sanpaolo Assicurazioni e Poste nel comparto Vita, mentre Unipol è leader nel settore Danni. E poi, nel tempo, il primo sottoscrittore del debito pubblico italiano è diventato Unicredit, mentre nel comparto immobiliare diversi fondi specializzati e privati operatori hanno assunto posizioni di rilievo. Il titolo poi non appare al momento particolarmente generoso: il rapporto dividend/yeld è attorno al 4 per cento, che non è poco, ma Eni è al 4,8%, Enel e Intesa attorno al 5,5%, Mps al 7,5%. Il mistero a questo punto si infittisce e trova soluzione solo analizzando due ulteriori aspetti del business delle Generali.
Primo e più importante: il gruppo gestisce oltre 940 miliardi di euro di asset under management. Il risparmio e gli investimenti dei clienti. Una cifra importante, di rilievo continentale. Tanto per dare un ordine alle proporzioni, in Italia nessuno si avvicina a tanto. La prima banca del Paese, Intesa Sanpaolo, gestisce circa la metà dei 900 e passa miliardi di Generali. A questo fattore, strategico e rilevante, si somma la presenza estera, con una rete agenziale capillare e radicata in molti paesi europei, dalla Polonia al Portogallo. Ecco, dunque, i due punti di forza delle Generali: quasi mille miliardi di euro in gestione e una rete territoriale presente dove altri protagonisti del risiko (Intesa, Unicredit, Mps) non riescono ad arrivare. Uno sportello bancario è diverso da un’agenzia assicurativa, vero, ma le intersezioni tra bancassurance e insurbanking sono attualmente due dei maggiori temi di sviluppo del mercato finanziario. L’insieme delle masse in gestione, della rete agenziale e degli altri fattori analizzati, dove Generali se non è leader in Italia ha comunque posizioni di rilievo, rendono la compagnia presieduta da Andrea Sironi un unicum, come hanno ben capito quanti ne vorrebbero disegnare il futuro. L’obiettivo è chiaro e tutto il risiko ruota attorno ai possedimenti del Leone.
La partita del riassetto ora si avvia ad entrare nel vivo: il 29 ottobre sarà il prossimo momento decisivo. I soci di Mps dovranno votare la doppia proposta del ceo Luigi Lovaglio: opas su Banca Generali e ops su Banco Bpm, con il fine di creare un terzo polo finanziario nazionale che si avvicini per dimensioni e capacità di fuoco a Intesa e Unicredit. Ipotesi di terzo polo che è stata affossata in passato, ma che adesso potrebbe germogliare da una parte o dall’altra.
In attesa delle decisioni dei soci di Mps, che dovranno considerare anche il ritocco prospettato da Intesa Sanpaolo alla sua opas (+25 per cento della componente cash) e delle altrettanto importanti prese di posizioni delle autorità di vigilanza e di tutela della concorrenza, perché Intesa potrebbe diventare il primo azionista di Generali di cui è il primo concorrente sul mercato delle polizze Vita, si susseguono i contatti, le telefonate, gli incontri e gli schieramenti prendono forma difensiva. È anche in questa logica che si spiega la fusione, votata a maggioranza dal consiglio di amministrazione la scorsa settimana, di Alleanza Assicurazioni in Generali. Alleanza è controllata al 100 per cento da Generali e dal primo semestre 2027 sarà dal punto di vista contabile un tutt’uno con il Leone, mantenendo però marchio, identità e rete distributiva propria. Un’operazione che genererà qualche decina di milioni di utili netti all’anno in più per il Leone. Mentre c’è chi evidenzia che questa scelta metterà più al sicuro Alleanza da ipotesi di futuro spezzatino: difficile dire se potrà bastare, ma è un passo in quella direzione.
8 ottobre 2026, 15:05 - Aggiornata il 8 ottobre 2026 , 15:05