Economia

Riforma della Corte dei Conti, perché è importante come la separazione delle carriere ma non ne parla nessuno

Riforma della Corte dei Conti, perché è importante come la separazione delle carriere ma non ne parla nessuno

Non c’è argomento che sembri più noioso e lontano dal dibattito pubblico, quanto le competenze della Corte dei conti. Che però è un organo di rilievo costituzionale decisivo per l’equilibrio dei poteri. Verifica la legittimità degli atti del governo e l’andamento del bilancio dello Stato. E poi controlla l’uso corretto del denaro pubblico. Un vero e proprio contropotere indipendente. O, almeno, lo era fino a poco tempo fa. Perché ora è passata una riforma che diversi costituzionalisti ritengono in linea con la tendenza già registrata ai tempi del referendum sulla separazione delle carriere: provare a ridimensionare il potere delle toghe, creando meccanismi gerarchici e interferendo nella logica organizzativa.

Alcuni hanno voluto ravvisare le ragioni della riforma negli scontri che si sono registrati tra questo governo e la Corte dei conti negli ultimi anni. Il primo è del 2023, quando i magistrati criticano i ritardi nell’attuazione del Pnrr, il piano di ripresa e resilienza europeo, e il ministro Raffaele Fitto si risente, sostenendo che non spetti a loro occuparsi di quel tema. Il più grave è del 30 ottobre del 2025, quando arriva il diniego del visto nel controllo preventivo di legittimità sul Ponte sullo Stretto, a causa dei costi. Il progetto è caro a Matteo Salvini ma è Giorgia Meloni a pronunciare l’attacco più duro contro la Corte, parlando della «intollerabile invadenza dei magistrati sulle scelte del Governo e del Parlamento. La nostra risposta sarà la riforma costituzionale della giustizia e la riforma della Corte dei conti».

Ora è arrivato in Parlamento il decreto di attuazione della riforma, già approvata e bollinata, per i pareri delle commissioni competenti e delle autonomie locali. Un approdo segnato da molte polemiche e contestazioni da parte dei magistrati. Che, spalleggiati dall’Anm, avevano approvato all’unanimità una mozione contro la legge, dichiarando lo stato di agitazione. Cosa prevede la riforma della Corte dei conti? Forse, d’ora in poi, si dovrà cambiare nome e chiamarla Corte del Procuratore. Perché con la legge 1 del 7 gennaio 2026, la cosiddetta «legge Foti» – dal nome del ministro al Pnrr, Tommaso Foti – vengono assegnati poteri enormi al procuratore generale.

Non soltanto compiti di indirizzo e di coordinamento, come è normale, ma anche la possibilità di «accedere in tempo reale, anche tramite strumenti informatici, agli atti dei procedimenti istruttori svolti anche in sede territoriale». Un potere di ingerenza, che permette al procuratore di entrare nei fascicoli dei magistrati e di controllare il loro lavoro. Non solo. In caso di «inerzia nell’istruttoria in sede territoriale» o di «violazione delle disposizioni di indirizzo» il procuratore generale ha il potere di «avocazione delle istruttorie». Cioè di sottrarle agli altri magistrati, prendendone il controllo. Nei casi di istruttorie di «particolare rilevanza» o particolarmente complesse, il pg può affiancarsi ai procuratori territoriali e firmare con loro provvedimenti, come le citazioni a giudizio e le misure cautelari.

In pratica, il procuratore generale diventa il dominus della Corte. Un disegno verticistico che declassa le Procure. Sarebbe già preoccupante se il procuratore generale fosse un normale magistrato che segue una sua carriera interna e viene nominato con una procedura prevista dal Consiglio di presidenza della Corte. Ma il pg della Corte dei conti – e questa non è una novità - è nominato con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio dei ministri. E dunque, è scelto e voluto direttamente dal governo. Considerando che la Corte dei conti indaga soprattutto su casi che riguardano la politica e la pubblica amministrazione, è evidente il conflitto d’interesse e la mancanza di indipendenza.

Nonostante la Costituzione preveda, all’articolo 108, «l’indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali, del pubblico ministero presso di esse, e degli estranei che partecipano all’amministrazione della giustizia».
Il procuratore generale potrà anche stabilire l'ordine di priorità tra le notizie di danno erariale. Norma che incide su un principio analogo a quello dell'obbligatorietà dell'azione penale, prevista dall’articolo 112 della Costituzione, che esclude una valutazione discrezionale. Si prevede anche una specie di separazione delle carriere, perché si rende più difficile il passaggio da pubblico ministero contabile con funzione requirente a giudice contabile (serviranno tre anni).

Ha spiegato al Fatto Quotidiano Fernando Gallone, sostituto procuratore generale della Corte dei conti Puglia: «La novità più preoccupante è che, affinché possa avviarsi un giudizio di responsabilità erariale, servirà anche la firma del procuratore generale (la terza) in aggiunta a quelle del magistrato titolare del fascicolo e del procuratore regionale. Ciò svuoterà l’autonomia delle procure regionali consentendo al procuratore generale di far partire o di fermare» le categorie più importanti di giudizio.
Qual è lo scopo della riforma? Giovanna De Minico, docente di Diritto costituzionale a Napoli, scrive sul Domani che è quello di «addomesticare la Corte, renderla docile ai comandi dell’esecutivo. La filosofia di fondo è la stessa della separazione delle carriere: mortificare la magistratura ordinaria o speciale, nell’autonomia e nei poteri per consegnarla all’esecutivo».

8 ottobre 2026, 17:07 - Aggiornata il 8 ottobre 2026 , 17:07

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