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Paolo Canè: «Mi sono operato 4 volte alla schiena, Sinner fa bene a tutelarsi. Jannik è maniacale, ma la routine ti brucia la testa»

Paolo Canè: «Mi sono operato 4 volte alla schiena, Sinner fa bene a tutelarsi. Jannik è maniacale, ma la routine ti brucia la testa»

«I problemi ce li ho io, non Sinner». Buongiorno anche a lei, signor Canè. «No dai, non esageriamo... Amo questo sport e sono dispiaciuto per Jannik, però se si parla di "preoccupazione" allora no: penso alle mie 8 ore ogni giorno in campo con i ragazzi a 61 anni».

Quindi ne ha abbastanza di fare il maestro?
«No, però ecco: non sono stato un campione come Sinner, ma nel mio piccolo ho fatto la mia parte. Quando ritroverò mio padre in paradiso, gli dirò che avrebbe potuto farmi nascere 30 anni dopo».

Paolo Canè, il «turborovescio», 3 titoli Atp, la storica sfida contro la Svezia nel 1990 in Coppa Davis, ora commentatore tv per Eurosport/Discovery+. Allora ci analizzi questa decisione di Jannik di chiudere in anticipo la stagione.
«Ho letto e sentito di tutto, viene voglia di tirarmi fuori. La questione è molto semplice: non sta bene e si è fermato perché tiene tantissimo alla sua carriera. Si vuole tutelare a ha tutti i diritto di farlo. Ha dimostrato di avere la testa sulle spalle. E con il video in cui annuncia la fine della stagione ha messo un po’ tutti a tacere».

Si pensa alla carriera a lungo termine.
«Tornerà quando sarà al 100%. Evidentemente la situazione è seria e la speranza è che si risolva con il riposo. Io ho subìto 8 o 9 interventi chirurgici, ma è l'ultima cosa che vuoi fare: cerchi sempre di rimandare. Però...»

Però?
«Per i ritmi che deve tenere quando è in campo, non è detto che il riposo basti. Ma sono fiducioso: oggi i giovani hanno più testa, lui su tutti. Io affrettavo i tempi e ho subito 4 interventi solamente alla schiena, ora ci sono altri metodi e una riabilitazione che prima non esistenza. Poi c'è il tema della classifica e il montepremi: si guadagnava meno e si era meno tutelati, c’era più fretta di rientrare».

Sinner andava come un treno nel 2026, prima del crollo al Roland Garros.
«Per uno maniacale come lui, Parigi è stato un insegnamento: un campanello d'allarme. Vinci sempre, continui ad andare avanti, poi a un certo punto la mente si fonde: la routine del tennista ti brucia. Non si può tenere a quei ritmi per tanto tempo, a un certo punto cedi. E nonostante questo, è tornato e ha vinto Wimbledon. E poi il tennis di oggi è devastante dal punto di vista fisico».

Approfondiamo.
«Chieda a qualunque giocatore amatoriale: con le racchette di oggi, se sbagli, la palla finisce fuori di 20 metri. Quindi per tenerla in campo, con la potenza che hanno loro, c'è bisogno di movimenti strappati, che ti usurano. Non vede gli sforzi che fa Alcaraz per tenere la palla in campo? E poi le scarpe: i ragazzi di oggi scivolano sul cemento come se fossero sulla terra battuta, rischiano di spaccarsi a ogni movimento. Nel tennis ci si può ritirare anche per un'unghia incarnita, fa malissimo. Federer diceva: "Il segreto per essere numero 1 è vincere tanto e giocare poco". Ora Sinner starà ancora più attento alla programmazione».

Zverev chiuderà l'anno da numero 1.
«E dove sta lo scandalo? Chi è numero 1 merita di essere lì. E in questi giorni nessuna ricorda che nel 2022 si è rotto la caviglia a Parigi nel momento migliore della carriera. Ma non mi stupisco più di nulla: sento commentatori che hanno il coraggio di criticare Alcaraz...».

L'assenza di Sinner è una nuova sfida per il tennis italiano?
«Vediamo se il boom è in realtà solo una Sinner-mania o se continuerà a esserci interesse anche sugli altri italiani che stanno facendo bene. Cobolli, per esempio: finale a Roland Garros e Atp Finals vicine, ma nessuno ne parla. Se lo sono dimenticato?»

9 ott 2026 | 07:11

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