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Scoperta la stella più veloce della Via Lattea, sfreccia a 25mila km al secondo

Scoperta la stella più veloce della Via Lattea, sfreccia a 25mila km al secondo

Percorre 25mila chilometri in un secondo, la stella più veloce mai vista nella Via Lattea e orbita attorno al gigantesco buco nero al centro della nostra galassia, Sagittarius A*. A scoprirla è la collaborazione internazionale Gravity e il risultato è pubblicato sulla rivista Nature grazie alle osservazioni fatte con il Very Large Telescope Interferometer dell'Osservatorio Europeo Australe che si trova in Cile, nel deserto di Atacama.

 "La particolarità di questa stella è che orbita attorno a Sagittarius A* su un'orbita molto stretta, infatti impiega solo 8,7 anni per completarla, e si avvicina al buco nero a una distanza pari ad appena 12 volte quella tra la Terra e il Sole. È un cosa mai vista", osserva Felix Mang, dell’Istituto Max Planck per la Fisica extraterrestre di Garching in Germania, fra gli autori dell'articolo.

Sono numeri difficili da immaginare, ma che possono dare almeno in parte una misura se pensiamo che la stella, chiamata S301, viaggia a una velocità di circa 1.000 volte quella della Terra attorno al Sole o 100.000 volte più veloce di un aereo di linea, e che sfiora il buco nero passando a una distanza simile a quella che c’è tra Saturno e il Sole. Ma uno degli elementi scientificamente più interessanti è che la stella passa talmente vicina al buco nero da risentire persino degli effetti di rotazione del buco nero stesso, ciò la rende di fatto una sorta di sonda da cui poter ottenere preziose informazioni sulle dinamiche dei buchi neri.

Secondo i modelli teorici, infatti, questi ultimi hanno una loro rotazione, un movimento trascina e deforma lo spaziotempo: “Con questa stella speriamo di misurare, entro i prossimi 10 anni, la rotazione del buco nero. Per la prima volta, saremmo in grado di misurare direttamente la rotazione di un buco nero massiccio, il che rappresenterebbe un test fondamentale per la teoria di Einstein", ha aggiunto Stefan Gillessen, del Max Planck e coautore dello studio.

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