Economia

Gas, scorte ai minimi alla vigilia dell’inverno (e record di acquisti dalla Russia): l’Europa al freddo ora dipende da Trump

Gas, scorte ai minimi alla vigilia dell’inverno (e record di acquisti dalla Russia): l’Europa al freddo ora dipende da Trump

L'Europa entra nell'inverno con le scorte di gas più basse degli ultimi quindici anni. E nello stesso momento sta comprando dalla Russia più gas via nave che mai. Lo dicono tre analisi uscite in questi giorni: quelle di Entsog, l'associazione dei gestori europei delle reti, dell'istituto di ricerca Ieefa e dell'Ong tedesca Urgewald. I due fatti sono legati: con gli stoccaggi meno pieni del solito ogni carico in arrivo conta, anche quelli russi. Le sanzioni Ue sull’Lng di Mosca (il gas liquefatto trasportato, appunto, via nave) scattano solo a Capodanno, ma a chiudere prima il rubinetto potrebbe essere il presidente Usa Donald Trump, che nei prossimi giorni deve decidere se sanzionare Novatek, la società russa che produce quel gas. La stessa società, peraltro, con cui gli americani stanno parlando d'affari. Un cerchio complesso di interessi.

Il primo tassello riguarda i depositi europei di gas, pieni al 72% contro l'83% di un anno fa, scrive Entsog nel suo rapporto sull'inverno. In Germania e nei Paesi Bassi, i due grandi mercati del Nord, si è sotto il 60%.
La causa è la crisi nel Golfo, che ha bloccato la rotta da cui passa un quinto dell’Lng mondiale e ha fatto salire i prezzi. Quest’estate riempire i depositi non conveniva: chi compra gas d'estate per rivenderlo d'inverno guadagna solo se nei mesi caldi costa meno, e non è stato così. L’Italia ha fatto eccezione, ma solo perché agli operatori è stato riconosciuto un premio di giacenza.

Così l'inverno europeo dipende dalle navi. Il gas liquefatto copre il 40% delle forniture: per arrivare a primavera con una riserva di sicurezza ne servirebbero quasi cento miliardi di metri cubi in sei mesi, più del record dello scorso inverno. I margini però sono stretti e le vie d'uscita non sono indolori: l'Europa può pagare di più per strappare carichi al mercato mondiale. Oppure può consumare meno. L'Ieefa ha fatto i conti in un'analisi pubblicata il 9 ottobre. Quest'inverno i depositi potrebbero dare al mercato 7,3 miliardi di metri cubi in meno del precedente. Sostituirli con nuove importazioni costerebbe circa 3 miliardi di euro, il 12% in più di un anno fa.

Ma c'è un secondo buco in arrivo, ed è il punto che lega le scorte al gas russo. Da gennaio, con il divieto europeo, verranno a mancare anche i carichi di Mosca. Sommando le due cose, calcola sempre l'Ieefa, l'Europa potrebbe dover ridurre i consumi invernali del 7%, cioè di 14 miliardi di metri cubi. I governi hanno cominciato a muoversi. I Paesi Bassi hanno stanziato fino a un miliardo per riempire i depositi. La Germania ha ordinato a Sefe, la sua società pubblica del gas, di comprare e stoccare altro metano entro metà dicembre. Il gas non finirà, ma con poche scorte sarà più difficile reggere un'ondata di freddo a fine inverno.

In questo quadro una parte dell’Lng che arriva via nave è russa: circa un carico su sette. Viene quasi tutto da Yamal, un grande impianto nell'Artico siberiano. Nei primi nove mesi del 2026, secondo Urgewald, i porti europei ne hanno ricevuti circa 16 miliardi di metri cubi. È un record, e il conto stimato sfiora gli otto miliardi di euro, quasi un miliardo al mese. Più di otto navi su dieci partite da Yamal hanno scaricato in Europa, soprattutto in porti francesi. Dietro ci sono contratti di lunga durata firmati anni fa, che impegnano a ritirare il gas. Il più importante è di TotalEnergies, che di Yamal è anche socia con il 20%, ma il porto d'arrivo non è sempre la destinazione finale. Una parte del gas sbarcato in Francia prosegue nei tubi verso altri Paesi, Germania (e Sefe) compresa.

A incassare è soprattutto Novatek, il gruppo privato russo che controlla l'impianto. Ma non solo: tra i soci ci sono la stessa TotalEnergies (francese) e due società cinesi. Le navi, poi, appartengono in gran parte ad armatori europei, in particolare greci e britannici. Allo Stato russo, tutto sommato, arrivano poche tasse, perché il progetto gode di ampie esenzioni. Per Mosca, però, Yamal conta lo stesso: porta valuta pregiata ed è il simbolo della sua strategia nell'Artico.
Proprio per non restare senza gas, l'Europa, come noto, ha scelto di chiudere per gradi il rubinetto russo del gas liquefatto. Ha già vietato i contratti brevi. Quelli lunghi, la maggior parte, saranno vietati dall’1 gennaio 2027. Restano però due eccezioni. Gli armatori europei potranno continuare a trasportare gas russo verso altri continenti: lo ha preteso la Grecia a Bruxelles. E il divieto riguarda gli acquisti, ma non le quote azionarie: TotalEnergies può restare socia di Yamal.

C’è però un fatto nuovo che può cambiare tutto. A settembre il Congresso americano ha approvato a larga maggioranza una nuova legge sulle sanzioni alla Russia, il Lindsey Graham Act, che obbliga il presidente a passare in rassegna una lista di soggetti russi da colpire. Tra questi c'è Novatek, e il primo termine scade il 18 ottobre. Se Trump colpisse Novatek, banche, assicuratori e armatori dovrebbero abbandonare Yamal, e il gas russo smetterebbe di arrivare in Europa prima del previsto. Il “buco” si aprirebbe due mesi prima.
Ma la legge lascia a Trump anche una via d'uscita: può rinunciare alle sanzioni, purché spieghi al Congresso perché lo fa. Urgewald considera la rinuncia “non improbabile”, visti i precedenti di Trump con Mosca. E avverte: da qui al divieto europeo, il gas di Yamal dipenderà dalla buona volontà del presidente americano. La scelta, secondo qualche ricostruzione, potrebbe non essere solo tecnica. Il New York Times, qualche mese fa, ha scritto che il finanziere texano Gentry Beach, vicino alla famiglia Trump, ha firmato un accordo proprio con Novatek per sviluppare gas in Alaska. È una lettura di parte. Ma indica dove guardare, perché se Trump userà la legge Graham contro Novatek, vorrà dire che la pressione su Mosca viene prima degli affari. Potrebbe non farlo, ma resta che in entrambi i casi l’inverno europeo si decide a Washington.

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