Economia

Banche, il doppio fronte di Banco Bpm tra Agricole e Unicredit

Banche, il doppio fronte di Banco Bpm tra Agricole e Unicredit

Con l’ultima mossa del Crédit Agricole nel risiko bancario prende sempre più corpo uno scenario che mette il credito italiano al centro dell’Europa. L’incremento della Banque Verte al 29,3% di Banco Bpm è prodromico a un nuovo dirompente riassetto per l’istituto di Piazza Meda dopo la fusione tra le due popolari milanesi nel 2017. Secondo le ricostruzioni di queste ultime ore, anche al governo non sfuggirebbe che in questo momento Banco Bpm debba trovare una collocazione nel consolidamento in corso. Difficile che il miliardo di sinergia del «matrimonio tra eguali» proposto dall’ad del Banco, Giuseppe Castagna, a Mps risulti più appetibile dell’Opas con sinergie per 3 miliardi del gruppo Intesa Sanpaolo guidato da Carlo Messina.

Fonti vicine alla maggioranza riconoscono come oggi si respiri un’aria più distesa sulle banche: «Il mercato può fare il suo corso, purché vengano tutelati risparmio e risparmiatori» è quello che viene ribadito. Lo testimonierebbe anche il ritrovato dialogo tra l’ad di Unicredit, Andrea Orcel, e l’esecutivo Meloni, come confermato al Corriere . In questo quadro, la campagna tedesca di Unicredit (mercoledì si conosceranno i risultati dell’offerta su Commerzbank) è un passaggio cruciale. L’ex «foresta pietrificata» ha sensibilmente cambiato aspetto: dieci anni fa le nostre banche erano zavorrate di crediti deteriorati e oggetto di salvataggi continui, oggi sono tra le più solide e capitalizzate del Vecchio continente. E infatti muovono oltre confine, proprio come Unicredit sta facendo su Commerzbank. E con la mossa di Agricole, l’Italia si sta configurando come nuova piattaforma per il credito europeo.

Non sarebbe errato, per Bpm, come molti cominciano a confidare, tornare a pensare a Parigi e a una combinazione con la divisione italiana del suo socio di maggioranza. Proprio come ipotizzato nell’estate di un anno fa. È quello che in molti percepiscono oggi dentro il palazzo di Piazza Meda. Non tutti, va detto, con lo stesso stato d’animo. L’operazione avrebbe senso: permetterebbe al ceo Olivier Gavalda di unire i suoi 936 sportelli nel nostro Paese ai 1.400 dell’istituto milanese presenti soprattutto nel ricco Nord, portandoli al terzo posto nella Penisola, poco sopra Unicredit e dietro alla futura Banca Monte dei Paschi (Bper e Mps). E unirebbe due banche con una matrice popolare-cooperativistica e una comune missione nel finanziare le piccole e medie imprese. Nella combinazione, si ragionava, sarebbe stato il Banco a muovere, regolando il pagamento per Crédit Agricole Italia (di cui la casa madre francese ha il 76%) in azioni e dando in contropartita parte del credito al consumo di Agos e del risparmio di Anima. Della transazione potrebbero far parte anche le joint venture assicurative, che garantirebbero le agevolazioni fiscali del «danish compromise». Come risultato finale la Banque Verte andrebbe al 35% circa della nuova entità. Senza dimenticare che i poteri speciali del golden power, emendati da Bruxelles, rendono più difficili freni politici non giustificati. Insomma, resterebbe in piedi lo schema di un anno fa. Tuttavia i valori sono cambiati: in un anno Bpm è cresciuta del 57%, Agricole del 9%. Si era parlato anche di una riconferma per Castagna. A favore

Un paio di fattori giocano a favore di questa lettura. Innanzitutto il riavvicinamento della premier Giorgia Meloni al presidente della Repubblica Francese Emmanuel Macron. Poi la storica posizione del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, a favore dell’Unione bancaria. E, se vogliamo, anche il pensiero di un altro socio importante dell’ex popolare milanese come Davide Leone (5% circa), che vede come naturale sposo proprio Crédit Agricole Italia oltre che Unicredit. Che si mormora potrebbe tornare su Piazza Meda: sempre che non consumi tutte le munizioni per Commerz. Intanto i francesi si sono posizionati nella gara per la Banca del Mezzogiorno e preparano un’offerta su Cassa di Orvieto, entrambe in fase di privatizzazione da parte di Mcc, posseduto da Invitalia, cioè dal Tesoro. Anche le mosse su queste caselle potranno dirci come evolverà il gran risiko finale.

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