Cultura

Anne Carson, Nobel antico e nuovo

Anne Carson, Nobel antico e nuovo

Anne Carson è un’autrice così lontana dalla ribalta che anche alla Buchmesse di Francoforte, l’appuntamento editoriale più importante a livello internazionale, i suoi editori canadesi di Knopf, marchio di Penguin Random House, si trovano impreparati, con pochi libri tra le mani. «Non credo di essere timida, forse apprezzo semplicemente la differenza tra cose pubbliche e cose private» aveva detto a «la Lettura» nel 2024, alla vigilia del suo incontro alla Milanesiana che aveva come tema proprio la timidezza. Anne Carson è così: «È nata in Canada e per mantenersi insegna greco antico» sintetizzano di solito le biografie dei suoi libri. Ieri ha ricevuto la telefonata dall’Accademia di Svezia che le annunciava di aver vinto il Premio Nobel per la Letteratura mentre era in Islanda, dove vive parte dell’anno, «ad ascoltare il vento», come ha riferito Ingrid Carlberg, segretaria permanente dell’Accademia svedese. «Pazzesco, sono tutti pazzi» ha poi commentato la scrittrice in una breve intervista alla tv islandese. Un understatement che non maschera quel gusto per l’ironia che serpeggia in molte sue opere.

Nata a Toronto, in Canada, nel 1950, Carson da qualche anno si trova ad affrontare una forma di Parkinson che, con grande dispiacere, le ha tolto la capacità di scrivere a mano. È autrice di un corpus ampio ed erudito, oltre venti titoli che hanno infranto gli schemi e i confini letterari intrecciando poesia, saggistica, filosofia, vissuti personali, musica, arti visive, fotografia, fumetti con continui rimandi alla letteratura classica, di cui è anche sensibile, originale traduttrice. La commissione del Nobel ha voluto premiare «la sua opera audace e inventiva che, in un dialogo giocoso con la tradizione classica, ha creato nuove forme per la letteratura contemporanea. Il mondo antico nelle sue mani, non è rievocazione, filologia e neppure riscrittura, ma mappa viva per il tempo presente». 

Carson ha raccontato di aver incontrato Saffo quando aveva circa 15 anni nella libreria del centro commerciale di una città dell’Ontario, dove un’edizione dei frammenti della poetessa greca con il testo a fronte l’ha convinta a imparare questa lingua strana. È iniziata così una corrispondenza di amorosi sensi con gli antichi. Oltre a Saffo, a cui deve il titolo di una delle sue opere più significative, Eros il dolceamaro (1986), ci sono anche Catullo, Euripide, Stesicoro, naturalmente Omero e molti altri. In Italia Carson è apparsa, relativamente tardi, da diversi editori: Eros il dolceamaro è uscito nel 2021 da Utopia che pubblica altri titoli, come Economia dell’imperduto, in cui la scrittrice mette in parallelo il lirico greco Simonide di Ceo con il poeta tedesco Paul Celan, o Decreazione, vertiginosa rivisitazione della cultura pop accanto a testi che intrecciano la critica letteraria e l’indagine filosofica. Le sue incursioni nel mondo contemporaneo sono un controllato fuoco d’artificio. Qualche settimana fa la «London Review of Books» ha pubblicato un reportage sul campo dedicato a Rosalía, cantante spagnola che fonde flamenco e pop d’avanguardia, iniziando così: «Ho i postumi di un concerto di Rosalía. Abbiamo scalato un’enorme montagna per raggiungerla, tutti e ventimila i suoi fan di Chicago».

Carson può essere definita una classicista sperimentatrice, procede spesso per analogia. Ci aveva spiegato che usa il metodo delle operazioni casuali, raccomandato dal compositore John Cage per creare cortocircuiti creativi. Alla confidenza con gli antichi, all’interesse per il contemporaneo, si affianca nei suoi testi un dialogo fitto con autori moderni, da Emily Bronte a Franz Kafka a Virginia Woolf a John Keats. Lo scorso anno Biblion ha pubblicato in edizione bilingue Uomini fuori servizio, uscito originariamente nel 2000, in cui l’accostamento di genere e voci su temi come la morte, la guerra, la memoria, è reso mettendo in campo un’idea forte di traduzione.

Libro ibrido e audace sull’amore è La bellezza del marito, saggio romanzato «in 29 tanghi» in cui l’inizio e la fine di un matrimonio diventano il ballo dell’eros che, come scrive l’autrice, «va portato avanti fino in fondo, senza esclusione di colpi». In Italia lo ha ripubblicato con la Tartaruga (nel nuovo corso diretto da Claudia Durastanti) Elisabetta Sgarbi che già nel 2000, per Bompiani, aveva edito Autobiografia del rosso. «Era la Buchmesse del 1999 credo. Avevo un appuntamento con Carol Janewa, editor di Knopf, un mito. Aveva una sua lista di autori punto di riferimento per tutti — racconta al “Corriere” —. Lei sapeva della mia passione per la poesia e mi suggerì di guardare questa autrice. Mi innamorai di lei, della storia di Gerione, di questo sguardo così contemporaneo sul mondo greco, che diventava nelle sue mani carne viva. Sotto le suture scorre il dolore: ricordo ancora questo verso». 

Nel libro Carson prende le mosse dalla Gerioneide, lungo poema lirico di cui sopravvivono un’ottantina di frammenti, del greco Stesicoro dedicato alla figura che, nel mito greco, accudisce la sua mandria di magici buoi rossi, finché Eracle, giunto dal mare, lo uccide per sottrargli gli armenti nella sua decima fatica. Anne Carson lo trasforma in un quattordicenne dalla pelle vermiglia, con un paio d’ali sulla schiena, alle prese con il primo, doloroso amore per il bello e sfrontato Eracle e lo colloca in un universo, in una lingua, in luoghi riconoscibili oggi. «Naturalmente un romanzo in versi si può immaginare come venne accolto agli alti piani. Perché non lo pagai poco. Ma la stampa fu gloriosa. E alla Nave lo ripresi, anche perché era tradotto da Sergio Claudio Perroni (scomparso nel 2019, ndr)» continua Sgarbi che a novembre manderà in libreria il seguito, Red Doc>, del l 2013.

Tra gli stand della Buchmesse, Gianluca Foglia, direttore editoriale del Gruppo Feltrinelli, rende omaggio «alla perseveranza, all’abnegazione, alla tenacia di Nicola Crocetti che pubblica l’opera poetica di Anne Carson in una felice consonanza con la centralità della Grecia classica del catalogo. Una scelta coraggiosa per una grande autrice, non facile. Il che spiega, forse, anche perché gli editori non siano venuti a Francoforte carichi dei suoi libri». Carson è la classica autrice amata dagli scrittori: «Eppure mi ha stupito che a Berlino, la scorsa estate, siano arrivati ad ascoltarla centinaia di giovani» dice Andreas Roetzer, editore della tedesca Matthes & Seitz Berlin che ha in catalogo quattro opere della scrittrice. Nello stand alla Buchmesse, però, c’è soltanto una copia del testo teatrale Norma Jeane Baker of Troy che in italiano Crocetti ha tradotto, per volere dell’autrice, con il titolo Era una nuvola: «È stata molti anni tra i favoriti — sorride Roetzer — ma questa volta eravamo convinti che vincesse la cinese Can Xue».

9 ottobre 2026, 08:52 - Aggiornata il 9 ottobre 2026 , 09:00

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